17 nov 2011

L'inverno si era sbagliato



Che dire… trovato… preso… letto!
Intanto devo dire che preferisco senza dubbio il titolo originale My Dear I Wanted To Tell You. Innanzitutto per il motivo per cui è stato scelto: si tratta infatti di una citazione storica della prima frase scritta sulle cartoline fornite dall’esercito ai soldati feriti durante la guerra, appena arrivavano in ospedale. Inoltre, ha senz’altro più relazione con la storia, nella quale le parole dette e soprattutto quelle non dette hanno un’importanza tale da cambiare completamente il destino delle persone. Le lettere e cartoline che i vari personaggi si scrivono durante la guerra sottolineano ulteriormente questa tematica: il rapporto tra Riley e Nadine decolla quando i due sono sinceri e si dicono tutto, mentre è fallimentare ogniqualvolta qualcosa viene taciuto. Per non parlare dell’enorme vuoto di parole che circonda l’altra coppia del romanzo, Peter e Julia. Le parole hanno dunque una loro fisicità, sottolineata meravigliosamente bene dall’autrice stessa in più punti:



Le parole caddero con un tonfo, come ciottoli nel fango.


Se ne andò, circondata dalle parole del loro litigio, come corvi sopra un nido.

La bellissima storia d’amore tra Riley e Nadine sullo sfondo della Prima Guerra Mondiale, cominciata nei giardini di Kensington e ostacolata dai genitori di lei a causa della differenza di ceto sociale, tiene col fiato sospeso fino all’ultima parola. Figlia di un direttore d’orchestra lei, figlio di un vigile del fuoco lui, appartengono a due mondi troppo diversi, secondo la moralità comune. Eppure il loro amore sarà grande, a dispetto delle convenzioni sociali, della guerra, di tutto. I giardini di Kensington sono una presenza importante: oltre ad essere testimoni del loro incontro, fanno spesso da sfondo ai loro incontri. Come ho già scritto, Louisa Young ha vissuto proprio in Bayswater Road, nella casa che era di James Matthew Barrie: ecco spiegato perché l’autrice gioca un po’ con la sua storia personale inserendo Barrie tra gli ospiti degli Waveney e facendo accadere un episodio proprio il giorno dell’inaugurazione della statua di Peter Pan a Kensington. Un altro elemento che compare spesso, anzi spessissimo e che mi ha fatta sorridere più di qualche volta è il tè. Provate a contare le tazze di tè che si susseguono nel racconto e ditemi se non vi danno la certezza di star leggendo una storia molto ‘British’.
La prima metà del libro vede l’ascesa del giovane Riley, fino al superamento di quel ‘class divide’ che li separa. La seconda metà vede Riley alle prese con una devastazione fisica, che lo mette a dura prova soprattutto psicologicamente. I dettagli della chirurgia plastica sono molto ben descritti e realistici. Infatti l’autrice ha dichiarato di essersi imbattuta nell’argomento durante le ricerche che fece mentre scriveva la biografia della nonna e di averlo trovato molto interessante. Le immagini che compaiono nel video-spot che ho segnalato precedentemente aiutano a farsi un’idea del dramma di Riley.
Attorno ai due innamorati gravitano le vicende di un gruppo di personaggi ben delineati, accattivanti, assolutamente credibili.


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