6 ago 2022

'The Dancer Upstairs': danza, amore e terrorismo


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Due sconosciuti si incontrano in un bar di sera: oltre ad essere gli unici avventori sono accomunati da una cosa, stanno leggendo lo stesso libro e questo dà loro l'occasione di scambiare due parole. 

Improvvisamente uno dei due inizia a raccontare… ed è una storia lunga e complessa e poiché il tempo per raccontarla tutta non è sufficiente, i due si ritrovano sera dopo sera dopo sera dopo sera… l’uomo sembra non smettere mai di raccontare, come se sentisse improvvisamente la necessità di liberarsi di quella storia. 

Vi ricorda qualcosa? A me sì, e per la precisione The Rhyme of the Ancient Mariner di Coleridge

The Wedding-Guest sat on a stone:
He cannot choose but hear;
And thus spake on that ancient man,
The bright-eyed Mariner.

OK, non è un marinaio… e non è nemmeno una festa di nozze.  e, apparentemente, non è neanche la storia di un naufragio, bensì della cattura del terrorista più temuto del Sud America, dopo una lunga ed estenuante caccia all’uomo! 

Ma così parte il libro di Nicholas Shakespeare, in medias res, dopo pochi convenevoli… anche se i due non sono completamente sconosciuti. O meglio, uno dei due conosce benissimo l’altro e la storia che sta per ascoltare è quella che stava cercando più di ogni altra cosa al mondo e che può salvargli la carriera. Ma allora, dov’è la somiglianza con il Marinaio? Beh, in qualche modo è la storia di un naufragio, quello di un amore.

Il personaggio di Ezequiel e la sua storia sono ispirati ad un fatto di cronaca, la cattura del terrorista peruviano Camarada Gonzalo avvenuta nel 1992. il resto, naturalmente, è fiction. Devo ammettere che il libro non mi ha catturata subito: la parte iniziale con l’inquadramento del protagonista, il giornalista Dyer, è stata un po’ faticosa, anche e soprattutto perchè l’ambientazione non è certo delle mie preferite nè delle più conosciute. Non vi è nulla di più distante dai miei interessi del Sud America, non parliamo poi del terrorismo. Il girovagare di Dyer alla ricerca di uno scoop che gli salvi la carriera non è entusiasmante e non si capisce dove va a parare fino al capitolo 2… quando entra in quel bar e, in qualche modo, ho avuto l’impressione che anche lo stile narrativo subisse una svolta: attorno ai due personaggi si forma come un’aura che fa presagire grandi sviluppi. Il dialogo fra due sconosciuti lascia il posto al racconto quando a freddo, uno dei due dice: “Did you know that we caught Ezequiel above a ballet studio?”. E così la narrazione in terza persona lascia il posto a quella in prima persona e lo sconosciuto, che ormai sappiamo essere il poliziotto Augustìn Rejas, ‘prende il posto del narratore. Da questo punto in poi l’identificazione con lui è totale e la caccia all’uomo, mescolata con le sue vicende personali ti assorbono completamente. 

John Malkovich debutta alla regia proprio con un film tratto da questo libro, scritturando per lo screenplay lo stesso Shakespeare che ha adattato il suo testo a quest’impresa. A queste premesse molto positive si aggiunge che l’attore protagonista è nientepopodimeno che Javier Bardem. Eppure… è stato un po’ una delusione. Il film è statico e non riesce a rendere le sfumature introspettive del personaggio principale (mi riferisco a Rejas). Neanche la figura di Yolanda, interpretata da Laura Morante (bravissima attrice italiana) riesce a trasmettere la passione del personaggio del romanzo. E’ stato tagliato completamente il personaggio del giornalista e le vicende a lui collegate che, secondo me, come cornice iniziale ci stava anche bene, magari iniziando il film proprio dall’incontro tra il giornalista e Rejas in modo da procedere poi in flashback con le origini di Ezequiel. Peccato!









'THE DANCER UPSTAIRS': Ballet, Love, and Terrorism
Two strangers meet in a bar in the evening: besides being the only customers, they are linked by the book they are both reading and that gives them the opportunity to start a conversation. One of the two suddenly starts telling a story… and it’s a long and complex story and there’s not enough time to tell it all, so the two meet again the next night and then night after night after night after night… the man never seems to stop his story, as if he felt the need to get rid of it. Does that remind you of anything? It reminds me of Coleridge’s The Rhyme of the Ancient Mariner:
The Wedding-Guest sat on a stone:
He cannot choose but hear;
And thus spake on that ancient man,
The bright-eyed Mariner.
Well, it’s not a sailor… and it’s not even a wedding party. Apparently, it’s not even the story of a shipwreck. Instead, it’s the story of the capture of the most feared terrorist in South America, after a long and exhausting manhunt!
That’s how the story starts, in medias res, after some small talk… and then you discover that the two men aren’t completely strangers. One of the two knows exactly who the other is and that story… it’s the story he has been looking for more than anything in the world and can save his career. Where’s the resemblance with Coleridge’s Mariner? Well, it’s the wreck of a love story. 
The character of Ezequiel and his biography are inspired by the true capture of the Peruvian terrorist Camarada Gonzalo in 1992. The rest is fiction. I must admit that I wasn’t “captured” by the book at the beginning: the first part following the protagonist, the journalist Dyer, was a bit hard for me, because the setting isn’t one of my favourites. Nothing could be further from my interests than South America, not to mention terrorism. 
Dyer’s wandering and looking for a scoop isn’t exciting until chapter 2… as soon as he enters the bar I had the impression that the narrative style was changing: the two characters are somehow surrounded by an aura that portends great developments. 
The dialogue between strangers gives way to storytelling when one of the two says: “Did you know that we caught Ezequiel above a ballet studio?”. The third-person narration gives way to a first-person and the stranger -who’s the police officer Augustìn Rejas- takes the role of the narrator. From this moment on, the reader totally identifies with him and his manhunt becomes yours, as well as his personal life.
John Malkovich made his directorial debut with a film based on this book, and he asked Shakespeare for the screenplay. Added to these good premises is the main actor, who’s no less than Javier Bardem. 
And yet… the film was a bit of a disappointment. It’s a bit stagnant and can’t grasp all the nuances of the protagonist (Rejas). It’s the same for Yolanda, played by Laura Morante (a very good Italian actress): she can’t reach the passion of the original character. The journalist’s personal experiences were completely cut, whereas I think it was a good opening frame. The film could have started from the bar and the meeting between the journalist and Rejas and then go on with a flashback on the origins of Ezequiel. Well… it’s personal taste.

28 lug 2022

Nicholas Shakespeare: da inglese a cosmopolita

 


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Ebbene no… non è un diretto discendente di Shakespeare, ha già più volte pazientemente assicurato l’autore. D’altronde la prima cosa che viene in mente leggendo il suo nome è ovviamente il più noto Shakespeare, William… suppongo sia la sua maledizione. Ma è inevitabile… 

Nonostante sia nato in Inghilterra, ha trascorso l’infanzia in giro per il mondo (tra il Sud America e l’Oriente) al seguito del padre diplomatico,  e questo ha segnato profondamente la sua scrittura sia per l’ambientazione che per lo stile, molto simile al realismo magico che contraddistingue la narrativa dell’America Latina (uno fra tutti Gabriel Garcia Marquez). 

L’interesse per la politica è prevalente ma si mescola alle vicende personali, soprattutto amorose, dei protagonisti i quali vengono in qualche modo travolti ed entrano a far parte loro malgrado della Storia. Le ricerche per un libro lo hanno spesso portato a visitare i luoghi dove intendeva ambientarlo, dalle ricerche in Peru sull’arresto del Presidente Gonzalo sono scaturiti i suoi primi due romanzi: The Dancer Upstairs e The Vision of Elena Silves

Ma Shakespeare non è solo un romanziere: è stato prima di tutto giornalista e biografo e deve il primo successo ad una biografia su Bruce Chatwin. Successivamente ha scritto un travelogue sulla sua esperienza in Tasmania, che ho scelto di leggere.

Il sito ufficiale è impostato come un blog nel quale l’autore posta non con grande frequenza, ma che lo rende molto personale. C’è anche una sezione film che mi fa scoprire l’esistenza di un film tratto da The Dancer Upstairs, che è proprio il romanzo dal quale ho deciso di partire e che ho già ordinato. Ottimo. 





NICHOLAS SHAKESPEARE:  from English to Cosmopolitan

Well… no… he is NOT a direct descendant of Shakespeare, as he has repeatedly assured. Indeed, the first thing that comes to your mind as soon as you read his surname is obviously the most widely known Shakespeare, William… I suppose that’s some kind of curse for him. But it’s unavoidable…

Although he was born in England, he spent his childhood around the world (between South America and the East) following his father, who was a diplomat. This influenced his writing, the settings and above all his style, which owes much to the magic realism typical of Latin America (one for all Gabriel Garcia Marquez).

His interest in politics is predominant but it usually mingles with the personal life of his protagonists, especially their love stories. They are usually overwhelmed by and become part of History. 

Research for his books has often led him to visit the places where he wanted to set his stories: two novels resulted from his research in Peru about President Gonzalo’s arrest: The Dancer Upstairs and The Vision of Elena Silves. 

But Shakespeare is not just a novelist: he was a reporter and a biographer first and he owes his first success to a biography of Bruce Chatwin. Then he wrote a travelogue on his experience in Tasmania (I decided to include this book in my list).

The official website is mainly a blog in which the author doesn’t post very often, but he makes it personal. There’s also a section for films where I’ve discovered a film adaption of The Dancer Upstairs, which is the book that I’ve decided to begin with. Great.


13 lug 2022

THE WISE WOUND: Viaggio interiore per la decostruzione della femminilità terrificante


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Penelope Shuttle ci stupisce tutti quando passa dalla poesia ad un testo come  The Wise Wound, un’accurata analisi sugli effetti del ciclo mestruale. Usciamo dalla poesia ed entriamo… dove? in un territorio inesplorato e volutamente ignorato perchè considerato un tabù. Insieme al marito, Peter Redgrove, poeta e scienziato, affronta un viaggio interiore e i significati simbolici ad esso collegati. Mito e analisi scientifica si fondono, restituendo al lettore un’interpretazione unica.

Non dimentichiamo che tradizionalmente viene elevato l’aspetto femminile relativo alla creazione, beatificato, quasi santificato, mentre l’altro aspetto della femminilità, quello appunto legato al sangue, è sempre stato demonizzato: si parla di femminilità ctonia, distruttrice. Lo stretto legame della donna con la luna è stato addirittura associato alla stregoneria.

L’inizio del viaggio è all’insegna della poesia: si apre infatti con versi tratti dal Cantico dei Cantici biblico, per poi affrontare, di petto, uno dei punti chiave del libro:

THE TWO WOMEN PRINCIPALLY IMPORTANT IN THE NEW TESTAMENT ARE MARY MAGDALENE, THE PROSTITUTE: THE WOMAN WHO HAD SEX WITHOUT HAVING A CHILD; AND MARY VIRGIN: THE WOMAN WHO HAD A CHILD WITHOUT HAVING SEX.

Lo studio della Shuttle e del marito ricollega la questione al flusso femminile, che è anch’esso duplice:

THE RIVER OF LIFE AND THE RIVER OF DEATH, MEANING THE CLEAR OR WHITE FLOW AT THE TIMES WHEN A CHILD IS MORE LIKELY TO BE CONCEIVED; AND THE FORBIDDEN RED FLOW OF MENSTRUATION, WHEN IT IS MOST UNLIKELY THAT A CHILD CAN BE CONCEIVED.

Questi sono gli aspetti che ho trovato più interessati e sui quali vorrei concentrarmi anche se la maggior parte del testo va in altre direzioni, quali l’importanza di conoscere il proprio ciclo e arrendersi ad esso anziché viverlo come una condanna o, peggio, una punizione. Come dire… un approccio tantrico e scientifico al tempo stesso.

La duplicità del femminile ci rimanda ad altri temi che ho già esplorato lavorando alla mia tesi di laurea, uno studio approfondito della Salomè di Oscar Wilde. In quell’occasione studiavo i due aspetti della femminilità: quello generatore e quello ctonio, distruttore, sui quali è stato scritto molto. In particolare ricordo che in Edwin Mullins, La strega dipinta si ritrova questa duplicità analizzata però nella pittura. Attraverso l’analisi della raffigurazione femminile nell’arte, il critico inglese ha individuato proprio queste due tendenze opposte: Madonna o strega, prostituta o vergine. Pare che per la donna non vi siano altri ruoli nell’immaginario artistico che, è bene ricordarlo, è fortemente maschile, considerando che per molto tempo la cultura e l’arte erano appannaggio esclusivamente maschile. E quello che ne risulta porta Mullins a concludere: “le manifestazioni più mascherate dell’odio maschile: le tentatrici e le meretrici, le streghe e le megere, le vergini immacolate e le peccatrici penitenti, immagini che sono proiezioni delle paure nascoste dell’uomo”. 

Si tratta di una paura inconscia, atavica… basta rivolgersi ai miti per capire quanto in realtà il mistero femminile abbia contribuito all’associazione della donna ad una bestia mostruosa (Sfinge, le Gorgoni, Circe, Medea,... sono solo alcuni esempi del potere terrificante che la caratterizza). Ma qual è questo mistero? Semplicemente non si spiega lo strano legame che la donna ha con la luna: è innegabile che tra  il ciclo lunare e quello femminile ci sia un legame (entrambi di 28 giorni) e questo legame è inspiegabile, misterioso e lega profondamente la donna alla natura. E’ un legame che esclude l’uomo totalmente. A ciò la Shuttle aggiunge ulteriori riflessioni: andando ancora più indietro nel tempo si ritrova un nesso tra forme di divinazione provenienti da figure femminili che, guarda caso, avvenivano una volta al mese, esattamente nel periodo che precede il ciclo. 

Dalla divinazione alla demonizzazione il passo è breve: particolari cambiamenti e predisposizioni sono diventati segnali di stregoneria e, successivamente, di pazzia. Penelope Shuttle si sofferma sull’abitudine di alcuni popoli in passato di rinchiudere le donne durante il ciclo, abitudine spiegata da Frazer nell’opera Il ramo d’oro e ripresa da Propp nell’analisi delle origini dei racconti di fate.

“L’immagine della fanciulla sottoposta alla reclusione nel racconto di fate, è già stata raffrontata con la segregazione delle fanciulle durante la purificazione mensile.”

Nella spiegazione della fiaba come trasposizione di antichi rituali in racconto, Propp ci fa riflettere su quanto sia frequente questa immagine della fanciulla reclusa dai lunghi capelli… (notare che non era permesso tagliarsi  i capelli durante quel periodo) cosa che conferma la paura maschile delle forze invisibili che circondano la donna, un timore che portò, appunto, a sottoporre le fanciulle a clausura per “proteggerle”… o piuttosto perchè non si riusciva a capire il potere che in quel periodo potevano avere? Se aggiungiamo che in quel periodo la donna è infeconda possiamo cogliere anche le ragioni religiose dietro questa paura: la chiesa ha sempre celebrato la donna in quanto madre e generatrice di vita, il momento in cui le ‘acque nere’ ne impediscono tale funzione viene visto con sospetto e sdegno. Shuttle si sofferma sulla serie di testi religiosi che condannavano il sangue mestruale come impuro e pericoloso.

Le manifestazioni della paura inconscia maschile sono state tante nei secoli ed alcune hanno causato vere e proprie stragi: basti pensare alla caccia alle streghe, alla quale la Shuttle dedica un intero capitolo. Ma anche, in secoli insospettabili, la reclusione per pazzia. 

In conclusione, l’unica donna amata e ammirata è sempre stata la donna sottomessa, controllata, perfino debole (basti pensare all’ideale dell’angelo del focolare ottocentesco) e, ovviamente, tutte le manifestazioni di maternità.









THE WISE WOUND: INTERIOR JOURNEY FOR THE DECONSTRUCTION OF THE TERRIFYING FEMININITY

Well… Penelope Shuttle has surprised us all when she passed from poetry to a book such as The Wise Wound, an accurate analysis of the effects of the menstrual cycle. We left poetry to enter… where? a new and unexplored territory which has always been deliberately ignored because considered a taboo. Together with her husband, Peter Redgrove, poet and scientist, she faced an inner journey and its symbolic meanings. Myth and scientific analysis combine in this book, providing the reader with a unique point of view. 

Let’s not forget that according to tradition the maternal aspect of femininity has always been beatified, almost sanctified, whereas the other aspect of femininity, the one related to blood, has always been demonized, with words like chtonic or destructive. The close connection between women and the moon has even been related to witchcraft.

The beginning of the journey is in the spirit of poetry: it opens with the lines from The Song of Songs, and then goes straight to one of the main points of the book:

THE TWO WOMEN PRINCIPALLY IMPORTANT IN THE NEW TESTAMENT ARE MARY MAGDALENE, THE PROSTITUTE: THE WOMAN WHO HAD SEX WITHOUT HAVING A CHILD; AND MARY VIRGIN: THE WOMAN WHO HAD A CHILD WITHOUT HAVING SEX.

The point is the connection of this idea with the female flow:

THE RIVER OF LIFE AND THE RIVER OF DEATH, MEANING THE CLEAR OR WHITE FLOW AT THE TIMES WHEN A CHILD IS MORE LIKELY TO BE CONCEIVED; AND THE FORBIDDEN RED FLOW OF MENSTRUATION, WHEN IT IS MOST UNLIKELY THAT A CHILD CAN BE CONCEIVED.

These aspects are in my opinion the most interesting of the book and I would like to concentrate on them in my review, even if there are also other directions in Penelope Shuttle’s journey, such as the importance of knowing one’s cycle and surrendering to it instead of living it as a punishment. You know… it’s a tantric and scientific approach at the same time.

The two contrasting sides of women lead us to other interpretations… that I studied when I was working on my dissertation, an analysis of Oscar Wilde’s Salome. At the time I studied the birth-giving and the destroying aspects of women. In particular, I can remember Edwin Mullins’ text, The Painted Witch, where this duality is analysed in paintings. 

Through the analysis of the female representation in art, the British critic identified these two contrasting images: Madonna or witch, prostitute or virgin. It seems that there are no alternative roles in the artistic imagination which -it should be remembered- is mainly masculine, as for a long time culture and art was a purely male domain. The result brings Mullins to say “manifestations of man’s hatred: the temptresses and whores, the witches and hags, the sanitised virgins and penitent sinners - images that are chimaeras of man’s buried terrors of what women might do”. 

It’s an unconscious, atavistic fear… if you analyse myths you can easily understand how much the mystery of the female body was at the base of the ideal connection between women and monsters (the Sphinx, the Gorgon, Circe, Medea… are only some examples of the terrifying power of women). But what was the mystery? It was simply the inability to explain the woman’s bond with the moon: there’s a clear link between the woman’s cycle and the lunar cycle (they both last 28 days) and that link has always been inexplicable, mysterious. There’s a deep connection between women and nature. And man is totally excluded from it. 

Penelope Shuttle goes deeper in her analysis: she goes back to a time when there was female divination (incidentally) occurring once a month, right before menstruation. 

From divination to demonization it was a short step: changings in behaviour, particular predisposition or sensibility soon became indications of witchcraft or, later, madness. The authors tell us about some traditions in ancient populations, such as confining women during menstruation, which Frazer explains in his The Golden Bough and Propp mentions in his analysis on the origin of fairy tales. “The image of the confined maiden in fairy tales has already been compared to the segregation of girls during monthly purification”. When he explains the fairy tale as a form of storytelling of ancient rituals, Propp makes us think of the frequency of the imagery of the confined maiden with long hair (in addition, women were not allowed to cut their hair during their cycle) and this proves the masculin fear of the invisible forces around women. It was that fear that caused the confinement of women in order to ‘protect’ them… or rather because men couldn’t understand the power of women before and during menstruation. If we consider that women are infertile in those days, then we can grasp the religious reasons behind that fear: the Church has always celebrated women as birth-giving beings: the period in which the ‘black waters’ stop that function is seen as suspect. Penelope Shuttle lists the religious texts condemning menstrual blood as impure and dangerous. 

The manifestations of unconscious male fear have been many during the centuries and some have caused real massacres: just think of the witch hunt (an entire chapter is dedicated to it), but also, later, the confinement of women accused of madness.

In conclusion, the only kind of woman who has always been loved and admired is the submissive, weak woman (for example the ideal of the angel of the hearth during the 19th century) and, of course, every manifestation of maternity.



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4 lug 2022

Penelope Shuttle's Poetry

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E siamo di nuovo alla poesia: questa volta si tratta di una poetessa che vive in Cornovaglia e da quel paesaggio trae spesso ispirazione.

Nella sua poesia è forte la presenza degli elementi naturali ed ama mescolare il quotidiano con il mito e la magia. 


Ho scelto di leggere Four Portions of Everything on the Menu for M’sieur Monet! soprattutto perchè adoro l’arte e il riferimento agli impressionisti mi ha incuriosita subito. Penelope le definisce ‘travelling poems’... poesie di viaggio, ispirate da ciò che ha visto: opere d’arte, strutture, edifici, giardini, paesaggi.

Sono sempre stata affascinata dalla commistione tra le arti: letteratura e arte, arte e cinema, cinema e letteratura, architettura e letteratura… non c’è fine alle combinazioni possibili. Tutto ciò che vediamo,  che sentiamo, che leggiamo, ci influenza in qualche modo… è inevitabile… perchè entra a far parte di noi. 


Ogni poesia in questo libriccino, quindi, è collegata ad un luogo che Penelope ha visitato: fortunatamente alla fine del libretto Penelope ci offre la chiave di interpretazione attraverso una legenda dei luoghi e dei riferimenti.

Devo ammettere che il titolo è intrigante e, apparentemente, ha poco a che fare con il tipo di poesie incluse nella raccolta. Fino a che non si scopre che Monet era un ‘mangione’ e che il ritmo della pittura di Monet era segnato dalla voracità della sua fame. A questo proposito, ho trovato una graziosa edizione del ricettario di famiglia del pittore, che ho prontamente ordinato e non vedo l’ora di leggere.


‘Park Street’ è la poesia che apre la raccolta e dal menu in fondo scopriamo che è collegata alla cittadina di Bristol: è una passeggiata sulla via principale, con l’occhio che scivola sulle insegne dei negozi a lato strada, uno dietro l’altro… eppure… c’è qualcosa che non va… i nomi dei negozi sembrano sorpassati… impressione che viene rafforzata dall’immagine dei cavalli… così mi rivolgo a Google Maps per esplorare quella via e, come immaginavo, non vi è traccia di un Cathedral Temperance Hotel. Cerco meglio in rete e mi imbatto sull'account Flickr di un certo Paul Townsend che ha caricato una serie di foto storiche di Bristol… ed eccola lì… la Park Street della poesia… nel 1900. La descrizione del fotografo corrisponde perfettamente con quella che ritroviamo nella poesia, parola per parola… ed ecco che la Shuttle ci ha portati a passeggio nel tempo e si diverte giocando con il suono prodotto da un elenco di inizio ‘900.

L’immagine dei cavalli viene presto spiegata: si tratta di una via in salita e, a quanto pare, era così ripida da richiedere ben due cavalli per tirare il tram dell’epoca. Il lavoro dei cavalli segna il ritmo della poesia e la divide idealmente in tre parti: la salita, l’arrivo in cima e la scomparsa dalla vista una volta che inizia la discesa dall’altra parte… ma la scomparsa è anche quella causata dal tempo “everything vanishes, never to be seen again”.

Quello che si riesce ad immaginare è uno scorcio di inizio Novecento, fatto di attività commerciali e taverne dai nomi tipici dell’epoca che, evidentemente, Penelope ammira, visto che parla di un tocco di stile.. e sembra che questo stile sia perduto. In effetti, ho percorso Park Street oggi su Google Maps e quello che ho visto mi ha fatto riflettere sul potere del tempo, che altera e cancella tutto senza che la gente nemmeno se ne accorga.


Anche la poesia intitolata al fiume Tamigi ha toni nostalgici che assumono i colori dell’infanzia nel momento in cui la poetessa torna bambina alle passeggiate con la zia in ‘Auntie and me’... ma non si tratta del Tamigi londinese, bensì quello più immerso nella natura, quello delle rive del Middlesex, in particolare il percorso da Staines a Windsor. Ho ritrovato un sito che ripropone quella stessa passeggiata (LINK), così ho ritrovato qualche punto del percorso, come Bell Weir Lock e le immagini dei piroscafi, dei cigni e delle anatre, fino a Windsor, con l’immagine del castello visto dal sentiero e le houseboats.


La poesia che chiude la raccolta è anche quella che le dà il titolo: “Four Portions of Everything on the Menu of M’sieur Monet!”: direi che la raccolta si chiude in maniera circolare, tornando all’inizio del 1900. La poesia, infatti, si apre con una data, 1902, ed un luogo storico che riflette quel periodo perfettamente, il Savoy (l’hotel che ha ospitato i maggiori artisti e letterati tra fine Ottocento ed inizi Novecento) e una tradizione a cui fa subito riferimento Penelope, piazzando Monet “in the same rooms occupied by Whistler”. Qui Monet soggiorna d’inverno per poter dipingere il fiume Tamigi misterioso e avvolto nella nebbia. 


“EVERYONE LOVES THE TAMES / OLD UNCLE RIVER”








PENELOPE SHUTTLE’S POETRY

Here’s another poet: this time it’s a woman who lives in Cornwall and draws inspiration from that landscape. In her poems natural elements are pervasive and she often mixes everyday life with myth and magic. 

I started with Four Portions of Everything on the Menu for M’sieur Monet! mainly because I simply adore Art and the reference to Impressionism caught my attention. 

Penelope defines them as ‘travelling poems’... poems inspired by what she saw in her travels: works of art, buildings, gardens, landscapes… I have always been fascinated by the blend between different arts: literature and art, art and cinema, cinema and literature, architecture and literature… the combinations are endless.

We are somehow influenced by everything we see, we feel, we hear, we read… it’s inevitable… because it becomes part of us.

Every single poem in this little book has a special link with a place Penelope has visited: thankfully, at the end of the book Penelope gives us a key to understand that, a list of the places and references.

I must admit that the title is really intriguing even if, apparently, it has little to do with the poems in the collection. But then… you discover that Monet was known as a big eater and that the rhythm of his painting was kept by the voracity of his hunger. I’ve also found online a pretty edition of the painter’s family cookbook… and I can’t wait to read it.


‘Park Street’ is opening poem and we soon learn from the keys at the end of the book that it refers to Bristol: the poem is like a stroll along the streets of the city, the eyes dwelling on the shop signs along the road, one after the other… and yet… we feel that there’s something wrong… the names on those signs are somehow out of date… the impression is strengthened by the horses… and that’s where I stopped reading and searched for the street on Google Maps. Well, as I imagined, there’s no Cathedral Temperance Hotel. So… I kept on searching and stumbled upon the Flickr account of a guy named Paul Townsend who has a series of historical photos of Bristol… and there I found it… the Park Street in the poem… it was in 1900. The photographer’s description in the website matches perfectly the poem, word for word. So, we understand that Ms. Shuttle has taken us for a walk in time and enjoys the sound of a list from the early twentieth century. As regards the horses, the street was so steep that two horses pulled the tram. Their work keeps the rhythm of the poem and divides it in three parts: the ascent, the arrival on top, and the street disappearing during the descent… with a metaphor on the passing of time (“everything vanishes, never to be seen again”). What we can almost see is a glimpse of the early 20th century with its commercial activities, taverns with typical names… names with some style… a style that is lost forever according to Penelope. And she’s right, because I took a virtual stroll along Park Street on Google Maps and what I saw made me think of the power of time that alters and erases everything.


The poem dedicated to the river Thames has nostalgic tones, too. It’s not the London Thames, but rather the river of the Middlesex banks, surrounded by nature.  ‘Auntie and me’ deals with the poet’s childhood and the walks with her aunt. In particular, the trail from Staines to Windsor. I also found a website that virtually reproduces that walk (LINK), so I could find out some points like Bell Weir Lock and the pictures of the steamers, the swan, the ducks, the houseboats,  even the picture of Windsor castle from the trail.

 

The final poem gives the collection its title: “Four portions of everything on the menu of M’sieur Monet!”. The collection has a circular ending, because we are brought back at the beginning of the 20th century. In fact the poem starts with a date, 1902 and a historical place, the Savoy Hotel. The Savoy hosted the greatest artists of the time and Penelope refers to that tradition when she puts Monet right there “in the same rooms occupied by Whistler”. It’s winter because the artist wants to paint a mysterious river Thames, shrouded in mist. 


“EVERYONE LOVES THE TAMES / OLD UNCLE RIVER”