11 ago 2019

Kate Summerscale, Omicidio a Road Hill House… un mistero vittoriano



Read it in English
Come l’autrice stessa (Kate Summerscale) dichiara nelle interviste, l’idea per il libro è nata dall’interesse suscitato leggendo di questo caso in un’antologia sui crimini vittoriani, che l’ha portata a ricercare informazioni su questo efferato delitto e a desiderare di incentrare un libro su di esso. La spinta finale è venuta approfondendo la figura dell’ispettore di Scotland Yard che seguì la vicenda, Mr Jack Whicher. Già, perchè scoprire che si trattava niente meno che del ‘prototipo’ di Sherlock Holmes e della maggior parte dei detective dei romanzi gialli dell’epoca non deve essere stata cosa da poco. 
A questo punto era chiaro che il punto di vista di e su Whicher sarebbe stato al centro del libro. Come dichiara l’autrice stessa nel suo sito: 
“Ho letto la storia del corpo di polizia, romanzi del mistero, la copertura mediatica del caso di Road Hill. Ho studiato gli atti ufficiali della polizia conservati presso l’archivio nazionale e le lettere che il pubblico mandava a Scotland Yard sul crimine.” 
Insomma, era di fronte al classico omicidio da romanzo… e non se l’è fatto scappare.
Cosa accadde esattamente a Road Hill House? Che un bimbo di tre anni fu brutalmente sgozzato mentre tutta la famiglia era a dormire: principale sospettata… la sorellastra più grande. Eppure… i conti non tornavano, i poliziotti locali pasticciarono con le prove, il padre complicò le indagini, l’opinione pubblica si schierò contro i genitori… in conclusione, forse per la prima volta nella sua carriera l’ispettore Whicher non riuscì a concludere l’indagine, perse credibilità, venne sbugiardato pubblicamente ed il colpevole la fece franca, finchè… (don't worry... non vi svelo nulla!)
Ma il punto principale non è la soluzione del mistero, bensì la fotografia di un’era e dei personaggi che l’hanno popolata. Leggendo, si sente forte la presenza dei documenti ufficiali, in certi punti sembra di leggere le cronache dell’epoca e il racconto è pieno di digressioni, note di colore, approfondimenti: le vicende raccontate si arricchiscono di note storiche. Ad esempio: la formazione del primo corpo dei detective assieme alla nascita del genere giallo/poliziesco nonchè le vicende personali del detective Whicher, ma anche notazioni su frenologia e fisiognomica (all’epoca considerate scienze esatte). Ci sono addirittura citazioni dirette dalle fonti consultate dall’autrice: articoli di giornale, lettere, atti pubblici. Tutto ciò accompagna il lettore mentre cerca la soluzione del caso così che quando questa soluzione arriva, non ci si stupisce neanche tanto.
Il ritratto dipinto da Kate Summerscale è davvero completo, con un linguaggio da cronaca ma intrigante come un romanzo e se siete appassionati della Londra vittoriana, come me, vi lascerete condurre di dettaglio in dettaglio fino ad avere un quadro particolareggiato delle vicende.
L’atmosfera vittoriana si respira anche grazie a sapienti citazioni e rimandi letterari: da Dickens (Casa desolata, in particolare), Edgar Allan Poe, Thomas de Quincey, Ellizabeth Gaskell, Henry James e Wilkie Collins (pare che La pietra di luna prese spunto proprio dal caso di Road Hill House per alcune vicende).
P.S.: avendo da poco finito di leggere Derby Day, mi ha stupita molto ritrovare nella prima pagina del romanzo un riferimento ad un quadro di William Frith, lo stesso autore che ha ispirato il romanzo di D. J. Taylor, anche se in quel caso il quadro in questione era, appunto, The Derby Day, mentre qui viene citata un’opera successiva, La stazione ferroviaria
Il romanzo si apre infatti alla stazione di Paddington ed il quadro dovrebbe fungere da riferimento iconografico per consentire al lettore di entrare meglio nelle atmosfere raccontate, così come ricorrono anche illustrazioni, fotografie d’epoca e mappe. Pur essendo un’appassionata dei dipinti storici e romantici, devo dire che non conoscevo le opere di Frith, quindi la trovo una piacevole coincidenza che due libri che ho letto quasi in sequenza vi facciano riferimento. 
Urge prenotare una monografia su Frith!
Intervista a Kate Summerscale su Omicidio a Road Hill House:


Dal romanzo della Summerscale è stato tratto un film TV, mai tradotto in italiano, che ha poi avuto 3 sequel inventati partendo dalla storia originaria. Del primo episodio ho potuto vedere solo il trailer, purtroppo… e ho riconosciuto Alexandra Roach, che avevo già apprezzato in Once Chance… e mi viene ancora più il nervoso per non poter riuscire a trovare il film in italiano (in realtà neanche in inglese). AAARGHH!




KATE SUMMERSCALE, THE SUSPICIONS OF MR WHICHER: A VICTORIAN MYSTERY
As the writer herself tells in interviews, she had the idea for the book while reading an anthology on Victorian crimes. This led her to search for information on that heinous crime and think about using it for a novel. The final decision came after studying Scotland Yard inspector at the time, Mr Jack Whicher. Yes, because she soon found out that he was no less than a ‘prototype’ for Sherlock Holmes and most of the detectives in that period’s crime stories. As soon as she learned that, she got her book in mind, with Mr Whicher’s point of view on the events. Kate Summerscale states in her website: “I read police histories; mystery and sensation novels; the newspaper coverage of the Road Hill case. 
I studied the Metropolitan Police files on the murder, held by the National Archives, and the letters the public had sent to Scotland Yard about the crime.” Well, she had before her the typical murder in a book… and she used it.
What happened then at Road Hill House? That a 3-year-old boy was brutally slaughtered while the family was asleep: main suspect… the older stepsister. And yet… somehow numbers didn’t add up: the local policemen messed around with evidence, the father complicated investigations, public opinion came out against the parents… in conclusion, inspector Whicher -probably for the first time in his career-  couldn’t close the case, lost credibility, was publicly exposed and the culprit got away with it, until… (I won’t unveal anything!)
But the real focus of the book is a picture of the age and the people who lived in it, rather than the solution of a mystery.  While reading, you can find a strong presence of official documents, you sometimes feel like reading a chronicle or tribunal transcripts and there are also a lot of digressions and insights: the events are enriched by historical notes. For example, the formation of the first group of detectives together with the birth of the noir genre, as well as the personal story of detective Whicher, but also notes on phrenology and physiognomy (at the time both were considered exact sciences). There are even direct quotations from sources: articles from newspapers, letters, public documents. All these elements accompany the reader who is looking for a solution of the case so, when it’s time for the solution... you don’t get much of a surprise. Kate Summerscale gives us a picture of the age with the language of official documents/transcripts but intriguing like a well-designed novel and if you are fond of Victorian London, like me, you’ll be led from detail to detail until you have a clear and complete picture of the facts.
The readers breathe in the Victorian atmosphere also thanks to the many literary quotations and allusions in the book: from Dickens (Bleak House, in particular), Edgar Allan Poe, Thomas De Quincey, Elizabeth Gaskell, Henry James and Wilkie Collins (The Moonstone apparently drew from the Road Hill House case).
P.S.: As I’ve recently finished Derby Day (by D. J. Taylor), I was really surprised when I found a reference to a painting by William Frith in the very first pages of the novel… because it’s the same painter who inspired D. J. Taylor’s book, even if the painting was different: in Taylor’s it was The Derby Day, while in Summerscale’s it’s The Railway Station
As a matter of fact Summerscale’s book opens in Paddington Station and the painting is simply an iconographic reference for the reader to soak up the atmosphere: besides that there are also illustrations, photographs and maps. Despite being fond of romantic and historical paintings, I must admit that I didn’t know about Frith’s work… it was a lovely coincidence finding references to his work in two books one after the other. I urgently need a monographic volume on Frith!
There’s also a TV movie inspired by Summerscale’s book, with 3 sequels. Unfortunately I couldn’t find it, I could only watch the trailer... where I could recognise Alexandra Roach in the role of the victim’s stepsister. I had appreciated her previously in One Chance… so… the more I think I can’t find the film in Italian, the more I get angry!

8 ago 2019

Kate Summerscale: cronache dell'epoca Vittoriana


Read it in English
Kate Summerscale è una viaggiatrice: cresciuta tra Inghilterra, America, Giappone e Cile, ha studiato giornalismo e nel suo primo libro, una biografia, combina l’occhio della giornalista con la penna della scrittrice. Ma è con il secondo libro che mette a punto un modo tutto suo di raccontare storie, supportato da approfondite ricerche storiche: narrazione e cronaca si mescolano caratterizzando il suo stile, che diventa unico. 
A questo si aggiunge uno spiccato, quasi morboso, interesse per l’epoca vittoriana, che la porta a scegliere fatti curiosi e, talvolta, macabri accaduti in quel periodo e metterli al centro dei suoi libri. La sua profonda conoscenza dei fatti e dei personaggi storici la rende imbattibile nel racconto di vicende, meno nella biografia (probabilmente è per questo che il suo interesse si è spostato verso un genere che potremmo definire ‘giallo storico’): ha infatti l’abitudine di approfondire tutti gli aspetti storici, sociali e culturali di un evento piuttosto che concentrarsi su un’unica figura. 
In un certo senso mi ci ritrovo: anch’io ho un debole per l’epoca vittoriana ed amo approfondire i dettagli dietro ogni opera o figura di mio interesse (mi riferisco al mio lavoro sulla figura di Ofelia).
Comunque, cerco il sito ufficiale e lo trovo interessante, aggiornato, pieno di curiosità... tra cui un’intervista della Summerscale con Julianne Moore (una delle mie attrici preferite). 
Ho quindi scelto di leggere il libro che ne ha decretato il successo di critica e di pubblico: Omicidio a Road Hill House.




KATE SUMMERSCALE: CHRONICLES OF THE VICTORIAN AGE
Kate Summerscale has been a traveller: raised between England, the USA, Japan and Chile, she studied journalism and her first book, a biography, combined the eye of a journalist with the pen of a writer. But it’s with her second book that she developed a personal style, a mixture of storytelling and journalism supported by intense historical researches: narration, chronicle and news together. 
There’s a final element, that is a marked, almost morbid, interest in the Victorian Age: that’s the reason why she often chooses curious, sometimes macabre, events happened in that period and sets them at the very centre of her narrations. 
Her style and her deep knowledge of the facts and the historical characters make her a great storyteller rather than a biographer (that’s probably the reason why she slightly moved from biography to a hybrid genre we could call ‘historical noir’). In fact she is very good at going deeper into the historical, social and cltural aspects of an event rather than concentrating on a single character. 
I somehow relate to that: I have a deep interest in the Victorian age, too and I love going deep into the details around a work of art or a figure I’m interested into (I’m thinking of my studies on Ophelia).
However, I look for the official website and I find it interesting, updated, full of curiosities… among them an interview, Kate Summerscale  with Julianne Moore (one of my favourite actresses).
I’ve decided I’ll pick the novel that determined her success: The Suspicions of Mr Whicher.

22 lug 2019

Un giorno di festa: amore e morte negli anni '20


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Romanzo breve o racconto lungo, Un giorno di festa di Graham Swift racconta un unico momento all’interno della giornata dei protagonisti, ma in ogni dettaglio e da angolazioni diverse. Il lettore intuisce subito che quel momento è speciale e che sarà cruciale nella vita dei protagonisti poichè Swift lo rende universale e riesce, mentre lo descrive, ad ampliarlo fino ad abbracciare la vita stessa dei personaggi coinvolti. 
Questa è proprio una delle qualità della scrittura di Graham Swift, riuscire a rendere universali singoli eventi e riuscire a giocare con il tempo al punto da renderlo elastico e farne ciò che vuole per cui ieri, oggi e domani si intrecciano in maniera quasi impercettibile senza che quasi il lettore se ne accorga. Ed ecco come una vita può stare in un attimo e viceversa senza smettere mai di scorrere e facendo in modo che la realtà continui a procedere avviluppando i protagonisti e con loro anche il lettore. 
Ad un certo punto l’evento descritto si intreccia con un altro creando un ponte tra due epoche differenti, un ponte lungo 50 anni che vede una dei protagonisti ormai invecchiata raccontare in un’intervista quanto accaduto anni prima.
Ancora una volta Swift ci fa riflettere su quanto profondamente una vita può essere stravolta in seguito a piccole cose, scelte di un istante. E’ quello che accade ai due amanti, il rampollo della famiglia Sheringham e la cameriera dei Niven, Jane Fairchild, che, durante la Festa della Mamma del 1924, si dicono addio trasgredendo alle regole e sovvertendo i ruoli. Paul concede a Jane di entrare dall’ingresso principale e la lascia sola nella grande casa padronale permettendole di fare ciò che vuole. 
L’illusione di star leggendo una grande storia d’amore a lieto fine dura molto poco nel lettore ed è Swift stesso a toglierla, inserendo qua e là piccole frasi che fanno capire che qualcosa non andrà come ci si aspetta e prospettando risvolti tragici. Si crea quindi un’atmosfera grave che accompagna ogni gesto, ogni descrizione ed ogni battuta. E’ un’atmosfera che ho già provato leggendo Espiazione di McEwan, che in realtà è molto simile nell’impianto strutturale.
Come in Waterland, Swift inserisce nuovamente riferimenti alla fiaba nel suo testo: prende in prestito da ‘Cenerentola’ la frase “Andrai al ballo!” e la usa come epigrafe, poi rafforza questa presenza utilizzando la formula “C’era una volta” come incipit (cosa che nella traduzione italiana, “un tempo”, si perde togliendo a mio avviso un effetto importante) e richiamandola in alcuni punti chiave del romanzo (sempre tradotta in modo riduttivo e, tra l’altro, sempre con parole diverse… così da perdere definitivamente ogni legame con l’intenzione dell’autore). L’atto del raccontare storie (lo storytelling) diventa un elemento importante nella logica del libro, visto che la protagonista diventerà una scrittrice proprio in seguito all’esperienza vissuta in quel lontano 1924 nel quale, come Cenerentola, incontrò il principe nel suo castello… anche se non fu per un ballo e quella fu l’ultima volta.





MOTHERING SUNDAY: LOVE AND DEATH IN THE TWENTIES
Short novel or long story, Graham Swift’s Mothering Sunday tells about a specific moment in the day of the protagonists, but in detail and from different points of view. The readers immediately understands that the moment is special and will be somehow crucial in the protagonists’ lives because Swift makes that moment universal and can expand it and make it a whole life long. Typical traits in Graham Swift’s style are the universality of single events as well as playing with time, making it flexible so that yesterday, today and tomorrow intertwine in almost imperceptible ways. So life can last a minute and vice-versa without stopping its course and enveloping the protagonists and the reader with them. 
At some point in the story there’s a bridge linking the gap between two events from different years: this bridge is 50 years long and at the end of it there’s an old Jane being interviewed on the events of her young life. 
Once again Mr Swift makes the reader reflect on how easily a life can be upset by little things, or small choices, in an instant. That’s exactly what happens to two lovers, the scion of the Sheringham family and the maid of the Nivens, Jane Fairchild, who say goodbye subverting the rules and the roles on Mothering Sunday, 1924. Paul lets Jane in through the front door and leaves her alone in his big manor house, so that she can do what she wants. 
The reader’s illusion of being in a love story with a happy ending is soon broken by Swift himself with small hints to some sort of tragedy looming over them. The atmosphere is burdensome:  every gesture, description, word is charged with tension. I found a similar atmosphere in McEwan’s Atonement, which in fact is very similarly structured.
Like in Waterland, there are references to the fairy-tale: Graham Swift takes from ‘Cinderella’ the sentence “You shall go to the ball!” and uses it as an epigraph, then he reinforces this presence using the formula “Once upon a time” as an incipit and then again in key moments in the story. The act of storytelling is in fact a pivotal element in the book, as the protagonist becomes a storyteller in old age thanks to the events back in 1924 when, like Cinderella, she met her prince in his castle… even if it wasn’t for a dance and that was their last time together.

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