01 mar 2012

Sarah Waters: Affinità

Bello… intrigante… entusiasmante.
Ho letto questo libro tutto d’un fiato e l’ho apprezzato immensamente. In realtà me lo sentivo, avevo proprio la sensazione che sarebbe stato un perfetto compagno per me, visto il mio interesse per l’epoca vittoriana. Sapere che la Waters fa accurate ricerche prima di scrivere, sapere inoltre che legge anche la letteratura dell’epoca per immergersi nello stile giusto mi aveva fatto ben sperare. Infatti, non sono rimasta delusa. 
Nel momento in cui Margaret ha varcato le soglie di Millbank sono rimasta catturata dal fascino oscuro di quella prigione e delle sue detenute. La prigione è descritta minuziosamente e realisticamente e mentre leggevo sentivo un ‘cassetto’ aprirsi nella mia mente, da cui usciva la parola “Panopticon”, di cui avevo sentito parlare ai tempi dell’università. Tanto per togliermi il dubbio sono andata a verificare ed effettivamente ho scoperto che Millbank era stata disegnata proprio secondo i principi del Panopticon di Bentham: si tratta di una struttura di base circolare che permette ai guardiani di avere sott’occhio tutti i prigioneri contemporaneamente… una sorta di ‘Prigione-Grande-Fratello’.

Le vicende della protagonista sono molto interessanti da più punti di vista. Il principale ha a che fare con il titolo del romanzo e riguarda l’affinità tra lei e la prigioniera Selina a cui si allude nella seconda metà del libro, quando Selina dichiara: “Siamo uguali, voi e io. Siamo due metà tagliate dallo stesso pezzo di materia risplendente… Siete come me”. Ma l’affinità è più che spirituale e arriva ad abbracciare l’essenza stessa dei personaggi: la reclusione è una sorta di spada di Damocle che pende sulla testa della protagonista fino alla fine. In più di un’occasione si percepisce la paura di Margaret che una guardiana la rinchiuda con l’inganno e il lettore percepisce che questa sensazione è collegata a qualcosa che le è accaduto in passato. Finchè si viene a scoprire che, dopo la morte del padre, aveva tentato il suicidio.
In realtà, la reclusione è ancora uno spettro che la perseguita (sebbene l’essere una signora l’abbia salvata dalla prigione). Si tratta solo di un diverso tipo di reclusione: il pericolo reale e tangibile (per tutto il romanzo) è quello dell’internamento per pazzia. Nell’epoca vittoriana i comportamenti al di fuori della norma non erano tollerati, soprattutto per quanto riguardava le donne, che erano tenute a comportarsi come la società si aspettava da loro. Ogni devianza veniva punita severamente e spesso venivano accusate di pazzia e, perfino, internate. In questo senso Margaret subisce dalla madre ripetute allusioni alla sua ‘malattia’, poiché in quanto tale veniva considerata. Il tentativo di suicidio è stato chiaramente interpretato dalla famiglia come un sintomo della malattia e la cura è il cloralio da bere prima di coricarsi, per tenere calmo lo spirito. La struttura di internamento per eccellenza a Londra era Bedlam (Bethlehem Hospital), che non differiva molto dalle carceri di Millbank. Anche a Bedlam si poteva entrare a visitare le internate (pagando qualche penny), le quali erano detenute in condizioni molto simili a quelle del carcere.
Il limite tra la realtà e la follia è una costante preoccupazione di Margaret (e dei suoi familiari), che cerca disperatamente di razionalizzare gli eventi che le capitano, almeno finchè la sua ossessione non ha il sopravvento. Le manifestazioni di questa ossessione rientrano in quella che all’epoca veniva definita ‘erotomania’, ovvero pazzia amorosa, che spesso era scatenata dall’abbandono della persona amata (e qui  il ruolo di Helen è importantisimo). L’erotomania spesso conduceva al suicidio… ed anche questa si rivela una minaccia reale, soprattutto nelle ultime pagine. I prototipi letterari di questa follia erano l’Ofelia shakespeariana, le eroine di Wordsworth, la Crazy Kate di Cowper, che avevano in comune l’erranza ed il suicidio. Nel caso di Margaret ci sono richiami alla figura di Ofelia nella disperazione dopo la morte del padre e nel suicidio in acqua… almeno così lo interpreto io.
Eppure, paradossalmente, nella triste fine di Margaret ha un ruolo importante la madre. Non è casuale l’insistenza con cui, nel corso del romanzo, si rileva che viene costretta a bere cloralio prima di coricarsi. Un’abitudine tutta vittoriana, quella di lenire certi disturbi con sostanze come laudano e cloralio. Ma gli effetti di queste sostanze erano tutt’altro che benefici: oltre ad essere sedativo, il cloralio è un ipnotico, ovvero rende una persona suggestionabile e ne aumenta le capacità immaginative. Il vortice di sensazioni che travolgono Margaret di fronte ad eventi apparentemente soprannaturali, la colgono in realtà psicologicamente debole ed esposta alle suggestioni. Una volta entrata nel vortice, non riesce più a tornare indietro. Anzi, passa dal cloralio al laudano (un derivato dell’oppio) proprio all’esplodere dell’ossessione amorosa. Da qui non vi è più ritorno…
Un’altra tematica che pervade tutto il romanzo è lo spiritualismo che, all’epoca, era quasi una moda, assieme al fenomeno delle apparizioni spiritiche. Circolavano anche fotografie di false apparizioni, che sfruttavano il sistema della doppia esposizione.
LA BIBLIOTECA DI MARGARET
Ho apprezzato molto lo stile della Waters in questo libro: uno studiato incrocio tra Dickens e i pionieri della ghost story (Le Fanu, Collins…). La percezione dei fantasmi nel carcere è da ghost story, assieme ai rumori e alle urla delle detenute; la misteriosa sparizione del medaglione richiama un episodio similare in The Moonstone di Wilkie Collins; mentre le descrizioni, soprattutto quelle della vita carceraria, hanno tutto il sapore di Dickens. Gli stessi richiami compaiono nel romanzo: viene citato Lo zio Silas di Le Fanu per rafforzare il tema della pazzia; il libro di Mayhew sulle prigioni di Londra (che probabilmente l’autrice ha usato per documentarsi sull’ambientazione); Margaret legge La piccola Dorrit di Dickens alla madre (N.B.: è ambientato in un carcere).
L’immaginario di Sarah Waters attinge molto anche dalla pittura: per quanto riguarda l’ambientazione, lei stessa cita nel romanzo la serie di stampe di Piranesi sulle carceri che, se scorse in sequenza, prima della lettura aiutano ad entrare nell’atmosfera di Millbank.

Per quanto riguarda invece il personaggio di Selina, c’è un continuo richiamo ad un quadro di Carlo Crivelli (1430/35-1495) che l’autrice chiama Veritas ma di cui non ho trovato traccia. Ci sono anche dei forum online in cui i partecipanti si chiedono se questo quadro esista davvero e la risposta è sempre no. Secondo me il quadro che ha ispirato il personaggio di Selina potrebbe essere un dettaglio del Polittico di Sant’Emidio (1472-73) che si trova ad Ascoli Piceno. Si tratta della figura di Santa Caterina d’Alessandria nel registro superiore. Il titolo Veritas potrebbe essere stato scelto dalla Waters stessa per utilizzarlo come filo conduttore nel romanzo: infatti torna a più riprese e si sposa con il tema della verità in contrasto con l’apperenza, che è un po’ tutto il perno della storia. Resta il fatto che la fanciulla dipinta ha parecchie somiglianze fisiche con la Selina descritta nel romanzo, in particolare con la prima visione che Margaret ha di Selina, chiusa nella cella con un fiore in mano. In alternativa, potrebbe essere la Madonna dell’Annunciazione con Sant’Emidio (sempre del Crivelli), la cui posa rispecchia forse meglio il momento in questione.

Ed ora veniamo al film (Tim Fywell, Affinity - UK, Romania, Canada, 2008): premetto che mi è piaciuto, ma che sono sempre un po’ delusa dai film tratti dai libri. Mi sembra sempre che manchi qualcosa… sia che abbia letto prima il libro e poi visto il film, sia che accada il contrario. Eppure sono una cinefila incallita!
La cosa che mi ha delusa di più è stata il trattamento del tema lesbico. Mentre nel romanzo cova sotto la cenere per erompere prepotentemente solo verso la fine, nel film è esplicitato subito mostrando il tipo di relazione che esisteva tra Margaret ed Helen prima che quest’ultima ne sposasse il fratello. Questo sposta molto il punto di vista e l’interpretazione della relazione tra Margaret e Selina fin da subito. Nel libro il lettore deve fare un certo sforzo per percepire la tensione sessuale tra le due donne e ribaltare spesso le sue interpretazioni dei personaggi. A parte questa non piccola pecca, il film mi è piaciuto molto. Non passa certo inosservata Amanda Plummer che veste i panni della guardia … con il suo cockney strettissimo.
Questo è il promo:

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