17 gen 2012

Sarah Wardle: A Knowable World

A Knowable World è una raccolta completamente diversa da Score! Era immaginabile. Me lo aspettavo. Forse sono rimasta un po’ delusa. Nel senso che mi aspettavo un’atmosfera più simile a quella di Sylvia Plath rispetto a quello che ho trovato. C’è qualche momento intenso, è vero, ma per lo più il tono è quasi freddo, distaccato.
Alcuni passaggi intensi, bellissimi, però li ho trovati. Il primo è sicuramente il sonetto che apre la raccolta, "Magnetic Resonance Imaging" che descrive l’effetto di una risonanza magnetica. Sospeso tra immagini tecnologiche (“two walls of magnets” “I lay in this nuclear missile”) e mediche (“my brain was scanned / for shading of schizophrenic detail” “What didn’t show were bipolar symptoms”) si chiude su una metafora di morte:
"I KEPT SPEAKING POEMS I HAD WRITTEN / TO MYSELF, TRAPPED INSIDE THAT WHITE COFFIN."
Un altro momento intenso, anche se breve è in "Harrowing":

E' un passaggio molto bello, che descrive la disperazione della fuga, indotta dallo stress dell’ennesima iniezione, vissuta come una reiterata violenza. Questa sensazione almeno è in comune con la Plath. In particolare, c’è un passaggio in The Bell Jar in cui Sylvia osserva i segni delle ripetute iniezioni:
"I RAISED MY HEAD AND GLANCED BACK AT MY BARE BUTTOCK. THEY WERE BRUISED PURPLE AND GREEN AND BLUE FROM PAST INJECTIONS."
In effetti c’è una grossa differenza tra il trattamento subito dalla Plath e quello della Wardle: non è da dimenticare che la prima subì l’elettroshock.
Un altro momento in cui si percepisce la sensazione di una violenza subita è in “PRN”, dove l’intervento di forzatura delle infermiere per somministrare la medicazione viene percepito come una violenza (‘feels like sexual violation’; ‘the needle rapes you with its prick’).
Quando descrive i pazienti dell’ospedale psichiatrico (ironicamente paragonato ad un hotel) si ha davvero la sensazione di una umanità degradata in attesa di qualcosa: "PEOPLE LOST IN THE IN BETWEEN / OF LIFE, AS SOME MAKE GOOD AND OTHERS FALL BACK". Il senso di prigionia si rafforza in "From Room 3", in cui scrive “I try to preserve my sanity / by sending poems to myself on paper” “I look out, deprived of liberty”, “I cannot see the sky”. L’effetto della prigionia, insieme alla solitudine, portano a ulteriori tristi riflessioni in ‘Solitude’: “locked on a ward with languages’ silence / Left by a radiator with one’s thoughts”. Questo silenzio, su cui si insiste, era percepito in maniera drammatica anche da Sylvia Plath, che scriveva: “The silence drew off, baring the pebbles and shells and all the tatty wreckage of my life”.
La parte più deludente, per me, è probabilmente data dall’infatuazione per lo psichiatra che l’aveva in cura. Questa infatuazione allontana la Wardle dalla sensazione di essere vittima di un continuo sopruso che invece pervade i testi della Plath. Addirittura in “Recipe for Disability” lo humour caratterizza ogni verso nella descrizione del trattamento riservato ai pazienti, secondo le indicazioni di un ricettario:
C’è un’intensa ricerca di significato che investe le parole, la forma poetica: si parla di ‘clause’, ‘subordinate’, ‘meaning’ ‘words’ ‘lines’, ‘pentameter’, ‘discourses’… come se l’insistenza nel capire ciò che sta accadendo coinvolga anche le parole per descriverlo ed il loro significato. In “Author! Author!” insiste sul rapporto tra lo scrittore e le parole che usa, lo descrive come un rapporto speciale, che il lettore non potrà mai capire fino in fondo. C’è anche una riflessione in forma di dialogo filosofico: “A Dialogue Beteen the Body and the Soul”, in cui ciascuno dei due elementi si ritiene predominante nell’essere umano. Non mancano i riferimenti alla mitologia classica, alla letteratura, all’arte: Orfeo ed Euridice, Sofocle, Shakespeare, Van Gogh. Ma in mezzo a tutto ciò compaiono anche riferimenti alla cultura popolare: dai ritornelli di canzoni di Kylie Minogue al calcio.

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