27 dic 2011

Helen Walsh: Once upon a Time in England

Once upon a Time in England è la cruda saga di una famiglia mista nei sobborghi di Liverpool e copre un periodo di tempo che va dagli anni ’70 alla fine degli anni ’80. Robbie Fitzgerald è un operaio irlandese con la passione per la musica soul ed una gran voce mentre Susheela, sua moglie, è un’infermiera malese. I rimandi alla biografia personale dell’autrice, figlia di un camionista irlandese (ma anche batterista) e di una infermiera malese, sono fin troppo ovvi.
Dopo un quadro iniziale nel quale il lettore si mette a proprio agio negli ambienti e con i personaggi che lo accompagneranno per tutto il libro e proprio nel momento in cui è pronto ad affrontare la salita verso il successo di Robbie, la svolta drammatica è immediata e travolgente. La scena dello stupro è un pugno nello stomaco e stravolge tutte le aspettative del lettore, oltre a cambiare definitivamente la vita dei personaggi. Susheela e Robbie vivranno in una sorta di limbo per il resto della storia: Robbie perde l’occasione d’oro e rimane a fare un lavoro che detesta, affogando il risentimento nell’alcool; l’intenzione di Susheela di convivere con quanto le è accaduto senza coinvolgere i suoi familiari non va a buon fine e la vita di coppia si inaridisce progressivamente finchè non resta più nulla. Le aspettative dei genitori si riversano quindi sui due figli: Vincent ed Ellie. Problematico, intelligente ed amante dei libri il primo, vivace e bellissima la seconda. Purtroppo le disgrazie dei genitori, come spesso accade, ricadono anche sui figli: Vincent vive gli anni di scuola vittima di un duro bullismo al quale sopravvive rintanandosi in nascondigli segreti e luoghi ameni.  Ellie, a cui tutto ciò viene risparmiato, vivrà la sua decadenza grazie ad Ecstasy e alcool.
L’inconscio fardello di Vincent affiora al livello cosciente in una improvvisa epifania, durante la quale rivive la scena dello stupro della madre ed il suo ruolo di testimone passivo: è il momento in cui impara ad esorcizzare il carico emotivo scrivendo.

Le dinamiche di relazione tra i membri di questa famiglia sono indecise, confuse, alternanti spesso tra amore e odio, con mille sfumature nel mezzo: risentimento, pietà, rabbia, orgoglio, disprezzo. In questo senso ho riscontrato una somiglianza tra i Fitzgerald e i Morel del romanzo di D. H. Lawrence, Figli e amanti (Sons and Lovers). In realtà le affinità si estendono anche al contesto sociale della storia e alla sua genesi, nel senso che anche Lawrence, come Helen Walsh, scriveva di ciò che conosceva bene, essendo lui stesso figlio di un minatore (come il suo protagonista) ed era considerato uno scrittore controverso per il crudo realismo e poiché trattava di sesso in maniera troppo esplicita (per la rigida morale borghese dell’epoca. Ho trovato diversi punti in comune tra i due libri:
-          in entrambi i casi il naufragio del matrimonio vede la madre trovare consolazione nei figli, i maschi in particolare;
-          i mariti hanno dei sensi di colpa per il modo in cui trattano le mogli e per i continui litigi, ma non riescono comunque a modificare il loro comportamento;
-          anche Robbie (come Morel) non è mai completamente a proprio agio con i suoi figli, in particolare con Vincent;
-          sia Robbie che Morel subiscono nel corso del romanzo una sorta di degenerazione rispetto a come erano all’inizio e si tratta di una degenerazione fatta di alcool, brutalità e ignoranza (Robbie non sa leggere);
-          i litigi tra i coniugi vengono descritti usando metafore belliche (“They were now at battle-pitch. Each forgot everything save the hatred of the other and the battle between them” in Lawrence; “He wanted a fight” nella Walsh);
-          l’odio dei figli maschi per il padre è identico, è un odio fisico, viscerale (“Paul hated his father” e “his father disgusted him” in Lawrence; “Vincent was beginning to despise him” nella Walsh).
 
La critica sociale di Once upon a Time in England è particolarmente crudele nei confronti degli skinheads, che costituiscono uno strumento di distruzione determinante nella vicenda: la loro cieca ottusità unita alla brutalità delle azioni è la chiave di svolta tragica sia all’inizio che alla fine della storia e lascia il lettore spiazzato e impotente… e nel mio caso estremamente contrariato. Il giudizio nei loro confronti è implacabile e viene messo in bocca a Vincent, che è la vittima principale delle loro azioni.


Premettendo che mi sono laureata con una tesi su Oscar Wilde e che lo ADORO, potete immaginare quale chicca sia stata per me trovare inaspettatamente una serie di riferimenti espliciti a Dorian Gray. Nonostante a scuola venisse soprannominato Gaylord, la sessualità di Vincent emerge solo nella terza parte del romanzo quando incontra Kenny, il quale fa emergere prepotentemente questo lato di Vincent chiamandolo Dorian Gray. Da quel momento in poi Vincent si identifica nel personaggio e porterà avanti questa sua interpretazione fino alla tragica fine. Il rapporto tra Vincent e Kenny inizia con questo gioco di ruolo, che si sviluppa a partire da una serie di citazioni dei famosi aforismi di Wilde (“It’s only shallow people who do not judge by appearances” - “To be popular one must be a mediocrity”- “I can resist everything but temptation”) ed arriva ad una totale incarnazione da parte di Vincent. Si tratta di un’incarnazione che preoccupa Kenny al punto di cercare di avvertire Vincent con una frase che, alla luce di ciò che accadrà alla fine, sembra una profezia: “This is your fatal error, Dorian. You value beauty far too higly”. Ho pianto per Vincent…

Musica e libri pervadono il romanzo: la prima è la vera passione di Robbie che, in qualche modo, riesce a trasmettere anche al figlio; la seconda, invece, è prerogativa di Vincent.
LA TRAGICA COMPILATION DI ROBBIE
Pete St. John, The Fields of Athenry                     
Percy Sledge, When a Man Loves a Woman      
Don Maclean, Vincent
                                                 
L'AUTOBIOGRAFICA COMPILATION DI VINCENT
Le musiche che Vincent ascolta lo rappresentano pienamente: il riferimento a Prince Charming è duplice poiché è il nomignolo con cui Sibyl Vane chiamava Dorian Gray, oltre a riferirsi all’ossessione per la bellezza che caratterizza Vincent nella parte finale del libro.
Adam Ant, Prince Charming                                     
John Foxx, The Garden                                                              
Leonard Cohen, Famous Blue Raincoat               
The Smiths, This Charming Man                                             
The Cure, A Night Like This                                       
David Bowie, Wild is the Wind                                             

LA BIBLIOTECA DI VINCENT
I libri di Vincent non fanno che testimoniarne l’infelicità e le problematiche. Le tematiche di fondo di questa letteratura sono: droga, violenza, omosessualità, ribellione, pazzia e suicidio.

Nelson Algren, The Man with the Golden Arm (L’uomo dal braccio d’oro)
William Burroughs, The Naked Lunch (Il pasto nudo)
Hubert Selby Jr., Last Exit to Brooklyn (Ultima fermata a Brooklyn)
George Orwell, 1984
Sylvia Plath, The Bell Jar (La campana di vetro)
Bret Easton Ellis, Less Than Zero (Meno di zero)
Salinger, The Catcher in the Rye (Il giovane Holden)
Timothy Leary, The Psychedelic Experience
Guy Debord, The Society of the Spectacle (La società dello spettacolo)
Philip Larkin, “This Be the Verse”
Jean Genet, The Thief’s Journal (Il diario del ladro)
Albert Camus, The Outsider (Lo straniero)
Anthony Burgess, A Clockwork Orange (Arancia meccanica)

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