06 dic 2011

Benjamin Zephaniah: Teacher's Dead


Teacher’s Dead inizia con la descrizione del brutale assassinio di un insegnante (Mr Joseph) che è anche il motivo che mi ha incuriosita a leggere questo libro. Vengono anche immediatamente nominati i due colpevoli, visto che c’è un testimone della scena. Questo sembra togliere ogni suspence al racconto, ma non è così. In realtà il libro riguarda la reazione del ragazzino che assiste alla scena, Jackson Jones, che passa dallo shock alla necessità di comprendere. Sarà proprio questa necessità che lo spingerà ad indagare sulla vicenda. La scena successiva all’uccisione (Capitolo 2) costituisce un secondo incipit del libro, con il personaggio che si presenta e descrive in maniera molto lucida le sue sensazioni:






Da lì prende avvio la sua personale indagine (che lui definisce ‘terapia’): Jackson stringe amicizia con la moglie della vittima e, senza lasciarsi fuorviare da facili pregiudizi, arriva a conoscere la madre di uno degli assassini e i suoi vicini di casa.
L’indagine di Jackson porta a risultati sorprendenti e scopre dei risvolti quanto meno inaspettati alla vicenda che in realtà sembrava già risolta all’inizio. Ciò sembra confermare alcune idee ricorrenti per tutto il libro: bisogna saper guardare oltre apparenze e, soprattutto, pregiudizi; bisogna pensare con la propria testa senza farsi condizionare; bisogna cercare di capire gli altri. Un tema su cui Zephaniah pare insistere (l’avevo incontrato anche in Refugee Boy) è il bullismo. Non solo Jackson subisce atti di bullismo da un gruppo di coetanei, ma esso è anche la chiave dell’intera vicenda.


Ancora una volta Zephaniah ci presenta la figura di un adolescente quasi irreale nella sua maturità (l’altro era Alem di Refugee Boy). La sensazione è che voglia trasmettere l’idea che gli adolescenti hanno risorse inaspettate e che di fronte a qualcosa che li colpisce e coinvolge direttamente, siano in grado di gestirle anche meglio di un adulto.

Il romanzo si chiude con una serie di considerazione di Jackson, molto istruttive:


Che dire?In un mondo in cui siamo circondati da esempi di reazioni eccessive (mi riferisco ai vari programmi televisivi pieni di litigi, urla e offese), in cui tutto scorre ad una velocità che ci fa trascurare la riflessione, in cui le relazioni umane sembrano improntate più al conflitto che alla comprensione… questa storia fa riflettere. Ecco il perché del mio grande BIASIMO nei confronti delle case editrici italiane per ragazzi che non hanno ancora provveduto ad inserire i libri di Zephaniah nelle loro collane. Sarebbe davvero un testo da leggere in classe e far leggere ai ragazzi che, tra l’altro, lo apprezzerebbero perché la storia è molto coinvolgente.


Essendo io un’amante dei gatti, non potevo trascurare la figura di Trinidad, un gatto che cammina tutto sbilenco a causa di un atto di violenza gratuita subita proprio da uno degli assassini. La descrizione della violenza sul gatto è, a mio avviso, insopportabile ma per fortuna si conclude con la ritrovata umanità del gatto (a dispetto della disumanità di chi lo ha torturato):



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