28 apr 2012

Fay Weldon: una fata col dono della narrazione.

Fay in inglese significa fata e deriva dal Middle English faie, ovvero 'un luogo o una persona dotata di qualità magiche'. Nel caso di Fay il dono magico è la capacità di narrare storie, che l’ha caratterizzata tutta la vita. Nata nel Worcestershire (in cui Worchester si pronuncia ‘Worster’… vale anche per la salsa!) ha trascorso l’infanzia in Nuova Zelanda, figlia di un dottore e di una scrittrice. E’ tornata in Inghilterra da adolescente con la madre e la sorella gemella, dopo il divorzio dei genitori. L’etichetta di ‘scrittrice femminista’ l’accompagna ovunque. Si tratta di un’etichetta a volte scomoda per lei, che le tiene lontana una parte del grande pubblico. Ma lei è fatta così e le sue figure femminili continuano a scontrarsi con la prevaricazione maschile, intrappolate in una struttura patriarcale e oppressiva, talvolta autolesioniste e spesso in fuga.
Guardando le foto non la immaginavo così ‘tosta’, anzi secondo me aveva l’aria affabile e un po’ sorniona di chi ama contornarsi di chintz. A dimostrazione che spesso l’aspetto è ingannevole.
Lo stile è quello di chi conosce bene la letteratura, procede con mano sicura e forte delle convenzioni letterarie di cui, ogni tanto, si prende anche gioco. La sua bibliografia è vasta al punto da non sapere dove cominciare: primo libro… 1967. Mi informo su ogni libro che ha scritto e mi rendo conto che tematiche, ambientazioni e personaggi sono abbastanza distanti dai miei interessi… tranne che in due casi. Si tratta di due libri che fanno suonare un campanellino. Bene. Li leggerò in ordine cronologico, visto che il secondo è proprio l’ultimo libro che ha scritto… e  non svelo di più.



Fay Weldon: a fairy with the gift of storytelling.
‘Fay’ comes from a Middle English word (faie) meaning ‘a place or person with magic qualities’. In Fay Weldon’s case the magic gift is her special ability to catch people’s attention by telling stories. She was born in Worcestershire and spent her childhood in New Zealand, daughter of a doctor and a writer. She went back to England as a girl with her mother and twin sister after her parents’ divorce. She was soon labelled a ‘feminist writer’, which is sometimes an awkward label to bear, especially when it keeps part of the general public from reading your books. But she’s like that! Her female characters keep clashing with male abuse, being trapped into a patriarchal and oppressive social structure. They are sometimes masochistic and often tend to escape uncomfortable situations.  You can’t tell she’s so ‘tough’ by looking at her pictures. I thought indeed she looked like an amiable old lady who loves chintz… as proof that appearances deceive. Her style is typical of someone who knows literature well: she proceeds with a steady hand and knows literary conventions enough to mock them. Her bibliography is so extensive that I didn’t know where to start from: first book … 1967. I’ve read about her books and I realize that themes, settings and characters are quite far from my interests… except for two books, which made an alarm bell ring in my head. Well… I’m going to read them in chronological order… the latter being her latest book. I’m not going to reveal more than this!

18 apr 2012

"Wild Magic": il mondo magico di Cat Weatherill.

Chi non ha amato la favola del pifferaio di Hamelin da bambino? Io moltissimo ed è per questo che ho scelto di leggere Wild Magic e non sono rimasta affatto delusa.
L’inizio è bellissimo, mi ha permesso di aggrapparmi forte alla suggestione della fiaba e mi sono ritrovata nei panni di una bambina che segue incantata la musica del pifferaio. Come dire… ho provato la sensazione di essere stata catapultata al punto più interessante della storia senza dovermi chiedere cosa sta succedendo o perché.
Poi ho inquadrato meglio la situazione ed ho scoperto di trovarmi proprio a Hamelin e che il pifferaio era un bellissimo ragazzo vestito di verde e turchese. Infine Cat ha attirato l'attenzione su Jakob, che sarà il grande protagonista della storia… anche se all’inizio non sembra. A poco a poco ho conosciuto gli abitanti di questo paese e in men che non si dica mi sono accorta che tutti i bambini di Hamelin erano stati intrappolati dal pifferaio in un luogo inaccessibile. Tutti tranne uno... Jakob naturalmente.
L’abilità di Cat Weatherill in questa versione rivisitata della favola dei fratelli Grimm è proprio quella di partire dalla tradizione per deviare successivamente percorrendo strade nuove e impreviste.
Una particolarità che notavo nello stile della Weatherill, mentre leggevo, era quella di creare molte similitudini con il mondo animale: di volta in volta, sguardi, atteggiamenti, emozioni venivano rese attraverso confronti con un animale (like a wolf, like a March hare, like a donkey, like sheep...). Poi ho capito: ad un certo punto il pifferaio trasforma tutti i bambini in animali. Perchè? A quanto pare lui stesso è vittima di una maledizione:


In realtà non è la storia del pifferaio, ma di un bambino. Perchè Jakob è così speciale? E’ il figlio di un uomo e di un’elfa ed è malformato, si muove appoggiandosi ad una gruccia, che si rivela magica una volta entrato nel mondo degli elfi. E’ colui che porterà la maledizione su di sé trasformandola e liberando definitivamente il pifferaio.
Molto ben raccontato, grande fantasia, grande capacità descrittiva e di recupero delle fiabe: ci sono allusioni a Pinocchio, al mago di Oz, alla Bella e la Bestia. Ci sono luoghi meravigliosi come Elvendale, la foresta magica e la stessa Hamelin.

Volevo approfondire le origini e lo sviluppo della fiaba del pifferaio, ma quando ho cominciato a fare ricerca mi sono imbattuta nella pagina di Wikipedia e l’ho trovata molto ben fatta: c’è la trama della fiaba, una sezione sulle origini storiche (i fatti accaduti nella cittadina tedesca di Hamelin), una sulle opere letterarie che hanno recuperato la storia, in cui non mancano accenni alla bellissima poesia di Browning. Infine, c’è una sezione dedicata ai vari adattamenti musicali, cinematografici e letterari… magari si potrebbe aggiungere questo libro di Cat Weatherill.
Proprio quando la pagina sembra finita, si possono trovare i contributi più interessanti. Ad esempio la cartella di immagini di Wikipedia Commons relativa al pifferaio magico: si tratta di una serie di illustrazioni storiche, francobolli, statue e fotografie ispirate alla storia. La cosa più utile di questi link è che si tratta di immagini libere da copyright, ovvero utilizzabili da chiunque, per esempio per creare una presentazione (o una lezione) sull’argomento.
C’è anche il link ad una pagina di IMDB (The Internet Movie Database, per chi non lo conoscesse, il sito più completo di informazioni sul mondo del cinema) interamente dedicata alle versioni filmiche della storia dal 1903 (la prima) ad oggi.
Poi c’è il link alla poesia di Browning in versione originale integrale… per i nostalgici, come me.

Visto che Wikipedia mi ha risparmiato il lavoro di ricerca storica e Wikipedia Commons quello di accostamento delle immagini della tradizione, ho deciso di esplorare le versioni più recenti e fantasiose. Per fare ciò, non ho avuto dubbi, mi sono 'fiondata' su DeviantArt. Si tratta di una sorta di comunità di artisti che condividono online le loro opere (non solo pittoriche) ed è per me una specie di cappello a cilindro da cui riesco sempre a tirar fuori cose sorprendenti. Basta digitare una parola chiave (rigorosamente in inglese) nella barra di ricerca e subito si ha accesso ad un fantasioso universo  monotematico. Ecco una galleria dei miei risultati preferiti sul pifferaio magico, tra i quali quello di Yuuza (il secondo) è anche quello che più si avvicina al pifferaio descritto da Cat Weatherill:

Ho anche trovato su YouTube una film di animazione del 1981 che mi è sempre piaciuto moltissimo, in cui la poesia di Browning accompagna le immagini. Ha la particolarità di essere stato girato con la tecnica del claymation che va molto di moda recentemente. Peccato che sia in tre parti:




Who didn’t love the story of the Pied Piper of Hamelin as a child? I did… I adored it and that’s one of the reasons why I decided to read Wild Magic by Cat Weatherill… and I was not disappointed at all! The beginning is simply delightful: while I was clinging to the suggestion of the fairy tale I found myself in the role of a child following the piper’s music like under a spell. I mean… I felt like being launched into the most interesting part of the story. Then I tried to frame the situation and I found myself right in the streets of Hamelin and the piper was a terribly handsome boy dressed in green and turquoise.  Then Cat drew my attention to little Jakob, who’s the great hero of the story… even if you don’t have that impression at the beginning. One by one I met the inhabitants of Hamelin and I found out that all the children had been trapped in an out-of-reach place. All except one… little Jakob, of course. Cat Weatherill’s expertise in starting from tradition and then diverting to take new and unpredictable directions is the main feature of this revisited version of Grimm’s fairy tale. What I found peculiar in Cat Weatherill’s style –while I was reading the book- was the number of similes from the animal world: from time to time some behaviours and emotions were compared to those of animals (e.i. like a wolf, like a hare, like a donkey, like sheep…). Then I understood it was probably related to the fact that the piper turned all the children into animals. Why? It seems he was the victim of a spell, too. Actually, a curse. The truth is that we are reading the story of a child rather than that of a piper. Why is Jakob so special? He was born of a man and an elf and he’s deformed. He walks using a crutch but, as soon as he enters the magic world of Elvendale, his crutch turns out to be  magic. He’s the one to take the curse on himself, setting the piper free. Cat Weatherill is a very skilled storyteller… with a powerful imagination, great descriptive abilities and with a nose for fairy tales: there are in fact allusions to Pinocchio, Beauty and the Beast, the Wizard of Oz. I’ll never forget places like Elvendale, the Whispering Forest and Hamelin itself. After reading the book I surfed the net because I wanted to deal with the origins and development of the Pied Piper’s story in my post, but I soon came across the Wikipedia pages on the subject –both English and Italian- and I thought… well… that’s it: there’s the plot of the story, a section on historical events happened in the German village of Hamelin, a section on literary works inspired by the tale with the obvious and due references to Browning’s beautiful poem. Finally, there’s a section for cinematic adaptations and literary versions. Just when you think the page is over you can find the most interesting links such as the Wikimedia Commons page on the Pied Piper (bottom right corner): it’s a collection of images, stamps, postcards, statues and pictures related to the story. The most useful thing about those images is that they are free of copyright restrictions, i.e. everyone can use them for presentations, lessons, etc. The Italian page of Wikipedia on the Pied Piper has also an important link to IMDB (The Internet Movie Database, which is a very complete archive of information about movies) where there are pages on the cinematic versions of the story from 1903 to the most recent ones. You can also find the link to Browning’s complete poem… for those who are nostalgic –like me. Wikipedia and Wikicommons spared me considerable time, so I decided to explore recent illustrations of the tale. I didn’t have any doubts about it… I immediately visited DeviantArt. It’s a sort of community of artists who share online their works and to me it’s a kind of top hat from which I can pull out amazing things. Just type a keyword in the Search Bar and you’ll get access to a fantastic monothematic universe. Here is a gallery of my favourite results for Pied Piper, Yuuza’s being the most similar to the Piper as described by Cat.
I also found my favourite  animated film on YouTube: you can listen to Browning’s lines as you watch the animated story. It was filmed in claymation, that has recently come in vogue.

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12 apr 2012

Cat Weatherill: una storyteller di Liverpool.

Let me tell you a story… Così si apre la Home Page del sito ufficiale di Cat Weatherill. La formula dell'affabulazione per eccellenza inserita in una lettera molto personale che mi ha immediatamente fatta sentire vicina al mondo fantastico dell’autrice.  In questa lettera racconta la sua infanzia… e che infanzia! Con tre rapidi passaggi, delinea tutto un mondo di giochi, divertimenti e, soprattutto, tanta fantasia.


Dai ricordi si passa velocemente al presente, un presente che, ci fa capire l’autrice, è ricco di emozioni e successo grazie a quanto imparato in quel periodo, ovvero usare la fantasia.

L’impressione è quella di avere capito molto di più di lei attraverso questa sorta di lettera che non dalla pagina About Cat, dove la sua vita e gli ambiti di interesse sono spiegati diffusamente. Da qui è chiaro che non si limita a scrivere storie, ma soprattutto a raccontarle, metterle in scena. Infatti ha studiato recitazione ed ha cominciato la sua carriera come attrice teatrale. La sua abilità nel conquistare il pubblico mentre racconta storie è ormai riconosciuta in tutto il mondo: come sotto un incantesimo, chi l’ascolta ride, piange e soffre ascoltandola.
Girellando tra i vari link del sito sono capitata nella sezione Storytelling for Children… ed è stata fatta… è uscita la prof che è in me ed ha prepotentemente preso controllo del mouse fiondandosi ad esplorare il link Why Book Cat?

Quanto è vero… Avevo già letto sul potere dello storytelling nell’apprendimento e queste parole sfondano davvero una porta aperta. Già da tempo avevo maturato il desiderio di attivare un workshop di lettura con le classi prime (stiamo parlando di scuola media). Avevo letto un articolo su un’esperienza fatta alla scuola primaria utilizzando libri illustrati e attivando una serie di attività in relazione con il libro per coinvolgere e motivare i bimbi.
Come per magia, quindi, mi sono ritrovata nella pagina What Cat Does in Schools.
La prof desiderava… voleva… DOVEVA sapere cosa si sarebbe potuto fare con Cat e i ragazzi. Tra le varie opzioni, mi sono subito innamorata di un paio di workshops, in particolare il classico MEET THE AUTHOR  e il BOOK DESIGN WORKSHOP. Che meraviglia proporre una cosa del genere a scuola. Ecco il cervellino surriscaldarsi ed eruttare tutta una serie di alternative: si potrebbe leggere un libro in classe e, seguendo le vicende dei personaggi, inserire nel percorso tutta una serie di approfondimenti sugli argomenti incontrati.  Alla fine del percorso si potrebbe proporre l’incontro con l’autrice e i ragazzi arriverebbero carichi di idee, domande, curiosità e dei lavori fatti durante l’anno. Stupendo! Peccato che tutto ciò si scontri con il più classico dei problemi: i soldi!
Ho apprezzato molto la sezione Fees in cui si quantifica la spesa dei workshops. Mi era già capitato di interessarmi ai workshop di un’autrice per ragazzi e non ero riuscita a trovare nemmeno un piccolo riferimento ai compensi richiesti. Questo mi aveva scoraggiata dall’avvicinarla per paura di dover fare bruscamente marcia indietro nel caso le richieste fossero oltre le nostre (misere) possibilità. Ma così… uno può fare due conti, organizzarsi e decidere se è possibile almeno tentare.
Da tenere assolutamente in considerazione!
Let me tell you a story… These are the first words in the Home Page of Cat Weatherill’s official site. The formula of storytelling begins a very personal letter that makes you feel like you’re near Cat’s fantastic world.  In that letter she tells about her childhood.. and wha a childhood! In just three sentences she creates a whole world of games, fun and, above all, a lot of fantasy. From her memories you quickly come to the present day, which is rich in emotions and success thanks to what she learnt in childhood, namely using her imagination. I think I unverstood more about her from this letter than from the page About Cat, where her life and interests are described in full. She doesn’t just writes stories, she tells them, she acts them out. Actually, she studied recitation and started her career as a theatre actress. Her skill in winning over the audience while she’s telling stories is famous around the world: those who are listening to her stories cry, laugh and suffer as if under a spell. I was browsing from link to link when I ran across the section ‘Storytelling for Children’.. well… the teacher in me came out and powerfully took control of the mouse clicking on ‘Why Book Cat?’ I read the opening sentence and I thought… it’s damned true… I had already read about the power of storytelling in learning and these words were like preaching to the converted. I had been thinking about starting a Storytelling Workshop with my younger students. I had also read an interesting article about a similar experience at a primary school where the teachers used illustrated books and created activities related to the book in order to motivate children. Like magic I found myself in the page What Cat Does in Schools. The teacher desired… wanted… HAD TO know what she could do with Cat and her children. I immediately liked a couple of workshops: in particular, the traditional MEET THE AUTHOR and the BOOK DESIGN WORKSHOP. What a wonderful idea… offering such a thing at school. My little brain started overheating and then literally erupted a series of alternatives.: we could read a book in class and then, following the events, stop here and there for in-deep study of what we encounter. At the end of the project we could arrange for a meeting with the author and the children would certainly arrive with ideas, questions and their works. Great! It’s a pity that all this great plan crashes into pieces when we just think about money! But I really appreciated the section Fees where you can have a clear idea of the amount needed for the workshops. Sometimes you don’t even ask about the prices because you think they’ll be higher than you can afford. This way instead you can get an idea, organize yourself and then take a decision and try. To be taken into serious consideration!

06 apr 2012

Michelene Wandor: False Relations

Ho deciso di recuperare Michelene Wandor, che avevo posposto mentre attendevo che arrivasse il libro ordinato, False Relations. Ho preferito ordinare una raccolta di racconti anziché una di poesie perché avevo letto che in questi racconti l’autrice mescola tradizioni diverse e personaggi storici diversi, tra cui Henry VIII. Avevo così pensato di trovare spunti interessanti nella lettura. Cerco sempre di scegliere, tra i vari libri di un autore, quelli che più si avvicinano alle mie sfere di interesse in modo da annullare l’effetto di estraneità alla lettura di qualcosa di completamente nuovo, non familiare. In questo modo mi è più facile apprezzare anche le altre opere. Come dire… non “socializzo” facilmente.
Con queste premesse, ho iniziato a leggere False Relations ed il primo racconto in cui mi sono imbattuta è “The Devil in the Cupboard”, che ho trovato una sorta di ‘favoletta morale’ un po’ bizzarra.
Sono quindi andata a ricercare qualche notizia sulla Wandor… cosa che di solito faccio prima di cominciare. Il suo sito ufficiale non mi è piaciuto… troppo impersonale. E’ costruito attorno ad una serie di elenchi di premi e titoli di opere di vario genere. Leggo la microscopica presentazione personale e c’è qualcosa che non mi convince, mi sembra troppo. Di solito diffido di chi si occupa di troppe cose in settori tanto diversi. Nel caso della Wandor si parla di poesia, racconti, recensioni, teatro, musica, insegnamento, radio, giornalismo… Non so, ho come l’impressione che fare troppo equivalga a non fare bene niente… a meno che non ti chiami Stephen Fry (è l’unico esempio universalmente riconosciuto di eccellenza a 360 gradi).
Con questo pregiudizio (lo ammetto) riprendo in mano False Relations e arrivo a “Corridors of Light and Shadow”, che mi mette subito a mio agio aprendo una finestra sui luoghi che conosco bene: Verona e Mantova. Seguo gli spostamenti di un personaggio non ancora identificato tra le chiese di Mantova, il lago, le piazze (sorvolo sui brevi intermezzi poetici che, secondo me, interrompono il flusso della lettura e creano un’aspettativa che, alla fine, mi rendo conto essere stata completamente disattesa) e arrivo finalmente a scoprire l’identità dei personaggi… con grande stupore, visto che nel frattempo ho incontrato treni e scooter, che mi hanno permesso di collocare la vicenda ai giorni nostri.
Ebbene, si tratta dell’incontro di Enrico VIII con Isabella Gonzaga! Il dialogo tra i due mi sembra pretenzioso: ho come la sensazione che vorrebbe essere misterioso e poetico, ma in realtà mi suona banale ed enciclopedico… come se l’autrice infilasse qua e là dettagli che conosce sui personaggi, volendo farli entrare nel flusso naturale della conversazione. In realtà io li percepisco come forzati, ma forse è solo una mia sensazione. Il climax, immagino, dovrebbe essere lo squallido rapporto consumato tra i due nella Camera degli Sposi del Castello di San Giorgio.
Alla fine di tutto ciò trovo che l’unica frase che commenta ciò che ho pensato di questo racconto sia contenuta nel racconto stesso:
"NOTHING MATTERS … WHEN THE KING OF ENGLAND WALKS WITH THE MARCHESA IN MANTUA".

A questo punto, confesso, c’è stato un naufragio: la nave è affondata, portando con sé il resto dei racconti ed io mi sono messa in salvo… in attesa del prossimo libro di passaggio.





I decided to take up Michelene Wandor’s, which I had previously postponed while waiting for False Relations to arrive. I preferred a collection of short stories instead of her poems because I had read that in these stories she mixed different traditions as well as historical characters, such as Henry VIII. I thought I could find interesting cues. I always try to choose among an author’s books the ones that better reflect my sphere of interest. By doing so I usually avoid the estrangement effect in reading something completely new, unfamiliar. This way I can really appreciate his/her other works, too. I must admit… I’m not “an easy socializer”. With such premises  I started False Relations and the first story I read was “The Devil in the Cupboard”, which is some sort of bizarre “moral fable”. So I surfed the net looking for news about Wandor… that’s what I usually do BEFORE reading. I didn’t like her official site… I found it too impersonal. It’s built around a series of lists of prizes and titles of various works. I read a (too short) personal introduction and I was not convinced, I thought it’s too much for a person. I usually distrust people who simultaneously handle different things in such different fields. In Wandor’s case we are talking of poetry, short stories, reviews, theatre, music, teaching, radio, journalism… I don’t know. Maybe I’m wrong, but I’ve got the impression that when one handles too many things, one can’t do anything well… unless you’re Stephen Fry (I think he’s the only living example of 360-degree excellence)! With such a prejudice (I admit) I’m taking up False Relations again and reading “Corridors of Light and Shadow”, which makes me feel immediately at ease with places I know well: Verona and Mantua. I’m following a not-yet-identified character among the churches of Mantua, its lake and squares (I skip over short poetic interludes interrupting the flow of reading because I think they create an expectation which, in the end, I realize is completely disregarded) and at last I discover the identity of the mysterious characters… much to my surprise the story is about the encounter between Henry VIII and Isabella Gonzaga! The dialogue between the two sounds quite pretentious to me: I feel the assumption of being mysterious and poetic, but actually sounds rather ordinary or encyclopedic to me... as if the authoress forcedly inserted details about the characters in the natural flow of the conversation. I really perceive them as forced, but I may be wrong of course. I suppose the climax of the story should be the sordid sexual intercourse between them, which is consumed in the beautiful Bridal Chamber in San Giorgio Castle. In the end I found a sentence in the text that best comments what I thought of the story: “NOTHING MATTERS… WHEN THE KING OF ENGLAND WALKS WITH THE MARCHES IN MANTUA”. At this point, I must confess, there has been a shipwreck: the ship has sunk, bringin down with it the rest of the stories and I rescued myself… waiting for the next book passing.
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