22/apr/2014

Stone Virgin: le vicende di una statua maledetta

Ho scelto Stone Virgin per l’ambientazione, Venezia. Dopo aver tanto apprezzato L’angelo della SignoraGarnet, non vedevo l’ora di tuffarmi nuovamente nelle atmosfere lagunari. In aggiunta, il libro è ambientato in 3 epoche diverse (nel ‘400, nel ‘700 ed oggi) e partendo dal restauro della statua di una Madonna, procede a ritroso tracciando la storia della stessa, del suo creatore e della modella. Praticamente questo libro unisce tutto ciò che mi piace: una bellissima città, un’ambientazione storica ed il legame con l’arte (adoro i libri che hanno un dipinto o un’opera d’arte al centro della vicenda). Magari non l’ho letto tutto d’un fiato… (faccio sempre più fatica a leggere continuativamente durante il periodo lavorativo) ma mi è piaciuto molto. Le vicende accadute nei vari secoli si alternano e vengono raccontate anche attraverso lettere e pagine di diario. Infatti, ciascuno dei tre protagonisti trascrive in prima persona parti della propria storia: lo scultore racconta i fatti in una lettera nel disperato tentativo di venire salvato da una terribile accusa, il protagonista della vicenda di tradimenti ambientata nel ‘700 scrive le sue memorie, mentre il restauratore trascrive le vicende relative al restauro e gli esiti delle sue ricerche sulla storia della statua. Entriamo così in contatto con i protagonisti stessi delle varie storie ed otteniamo un quadro generale dell’aura tragica e degli intrighi che hanno da sempre circondato la bellissima Madonna che, a quanto pare, ha lo speciale potere di mutare in qualche modo l’animo di chi le sta vicino.




I’ve chosen Stone Virgin for the setting, Venice. After appreciating Mrs Garnet’s Angel, I couldn’t wait to feel the atmosphere of the lagoon again. Moreover, the book is set in three different times (in the 1400’s, in the 1700’s and today). It starts from the restoration of a statue of a Madonna and goes backwards in time tracing the history of the statue itself, the artist as well as the model. This book has everything I like in a book: a beautiful city, a historical setting and art (I simply love books with a painting or a work of art at the core of the narrated events). Well, I didn’t exactly read it in one go… (it’s becoming more and more difficult to devote to reading during the school year) but I really liked it. The different historical events alternate and are told through letters and pages of diaries. Each protagonist wrote parts of his own story: the sculptor told his story in a desperate letter trying to defend himself from terrible charges, the protagonist of the love-and-betrayal story set in the 1700’s wrote his memoirs, while the restorer writes down his impressions about the restoration as well as the results of his research into the story of the statue. So, we almost come into touch with the protagonists and get a general idea of the tragic aura and the intrigues around the beautiful Madonna which seems to have the special power to somehow change those who stay around her.

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16/mar/2014

Storie di schiavi: Sacred Hunger e Bachit Caenda

Di Sacred Hunger non mi ricordo moltissimo (sono passati un paio di anni ormai da quando l’ho letto), ma ricordo sicuramente che l’ho letto tutto d’un fiato e che ho seguito con trepidazione le vicende raccontate. Ho sempre avuto un debole per le “storie di mare” ed ho iniziato a subire il fascino delle navi da quando lessi “The Rhyme of the Ancient Mariner” di Coleridge. Il romanzo di Barry Unsworth si apre subito menzionando la nave, la Liverpool Merchant, il cui ruolo centrale nella storia riguarda il trasporto degli schiavi (all’inizio siamo nel 1752) dall’Africa all’America. I protagonisti a bordo della nave sono due cugini tra cui non scorre buon sangue: Erasmus Kemp (figlio di un ricco mercante) e Matthew Paris (dottore e scienziato). Come sulla nave di Coleridge anche su questa si verifica un ingiusto omicidio, dopo il quale cominciano ad accadere sciagure: una misteriosa malattia inizia a decimare gli schiavi a bordo, i litigi tra i membri dell’equipaggio ed il comando sono sempre più frequenti ed il viaggio sembra destinato a finire male. A questo punto c’è uno spostamento temporale e la storia riprende 12 anni più tardi, sorprendendo il lettore che si aspettava un naufragio alla Coleridge: in questa ultima parte si seguono le vicende del ritrovamento di una colonia di persone che vive in armonia con la natura in qualche remota zona vicino alla Florida. Naturalmente si scoprirà che è abitata da coloro che sono scampati al naufragio. 
Ci sono anche echi shakespeariani: si mette in scena La Tempesta e le prove della rappresentazione intervallano il romanzo. Mi piacerebbe esplorare il rapporto tra il testo shakespeariano e la storia di Sacred Hunger, ma non lo farò: ho letto questo libro due anni fa, non ho tempo di rileggerlo ora e, soprattutto, voglio parlare di un'altra questione che mi colpì molto. Si tratta di una fortunata coincidenza.
Come ho già accennato, ero in vacanza. Stavamo soggiornando in una bellissima villa appartenuta ai conti Miniscalchi ed oggi trasformata in hotel al centro di un parco termale sul lago di Garda.
Proprio quando ero nel bel mezzo del libro ho notato alcune fotografie d’epoca appese nella hall dell’hotel raffigurante un uomo di colore e mi sono avvicinata. Sotto una di queste c’era la seguente didascalia:
“Bachit Caenda – Acquistato al mercato degli schiavi nel 1869 dal Conte Miniscalchi”. Ho chiesto subito informazioni alla reception ed ho scoperto che Bachit Caenda è stato uno schiavo molto particolare…

Come dice la didascalia della foto, Bachit fu acquistato dal Conte Miniscalchi nel 1869 e, oltre ad essere l'ultimo schiavo comprato in Italia, fu una persona molto particolare perchè si distinse per le sue qualità, diventando noto come interprete e traduttore e collaborando con i missionari comboniani. Ho fatto una ricerca online e l'ho trovato nominato in un testo storico su quel periodo di cui è disponibile l'anteprima presso Google Libri.


Adoro mescolare realtà e narrativa e quando accade  per caso è ancora meglio, non trovate?



I don’t remember much of Sacred Hunger (I read it a couple of years ago), but I remember reading it almost in one go and I also remember the trepidation for the events in the book. I’ve always been fond of ‘sea stories’ and I started feeling some sort of fascination for ships when I read ‘The Rhyme of the Ancient Mariner’ by Coleridge. Unsworth’s  novel opens mentioning a ship, the Liverpool Merchant, whose pivotal role in the slave trade between Africa and America is soon revealed (the beginning of the novel is set in 1752). The protagonists aboard are cousins but there’s ill-feeling between them: they are Erasmus Kemp (a rich merchant’s son) and Matthew Paris (doctor and scientist). As aboard Coleridge’s ship here there’s a tragic and unfair homicide after which strange things happen: a mysterious illness reduces the number of slaves aboard the ship, quarrells between officers and members of the crew are more and more frequent, and the voyage seems ill-fated. At this point there’s a time shift and the story starts again 12 years later, and takes the reader by surprise denying him/her the pleasure of a Coleridgean shipwreck. In this last part the story of a settlement of people in harmony with nature is told. It’s somewhere near Florida. Of course, the settlers are those who survived the wreckage.
There are also shakespearean echoes: at the beginning the characters put on a play -The Tempest- and their rehearsals come at intervals in the novel. I would like to analyse the relationship between the shakespearian play and the story of Sacred Hunger. But I won’t: I read the novel two years ago, as I said, and I don’t have time to read it again now and, above all, I want to write about another topic that struck me at the time. It was a lucky coincidence. I read the book while I was on holiday. We were staying in a beautiful villa, which had belonged to Counts Miniscalchi, today a hotel in the middle of a thermal park near Lake Garda. When I was half way through the book, I happened to notice some old pictures on the walls in the hall of the hotel: a black man was portrayed, so I got closer. Under one of these pictures there was the following caption: “Bachit Caenda – Bought at the slave market in 1869 by Count Miniscalchi”. I immediately asked for information at the reception and I found out that Bachit Caenda was a very special slave.
He was bought by Count Miniscalchi in 1869 and, besides being the last slave in Italy, he was really special: he distinguished himself as an interpreter and a translator and he was well known in Italy. I tried an online research and I found out his name in a historical book on the period. You can read the passage on his story at Google Books.
I love the mixture between reality and fiction… and when that happens by chance it’s even better, isn’t it?

03/mar/2014

Autori... non morite in Italia!

Due anni fa, prima di partire per una vacanza, mi ero fatta arrivare dal fedelissimo Amazon Losing Nelson e Sacred Hunger di Barry Unsworth. Alla fine optai per Sacred Hunger perché era un bel tomone di 630 pagine ed ero sicura che in tutto relax lo avrei finito sicuramente. Rimando per ora il commento sul libro per soffermarmi sull’autore… che scopro essere morto poco tempo fa (4 giugno 2012). In Italia la notizia non ha circolato come avrebbe dovuto, eppure ha trascorso gli ultimi anni della sua vita proprio da noi, a Perugia: in compenso veniamo prontamente informati sul bebè di Belen o sulle relazioni della Canalis. Non ho parole…
E’ vergognoso anche che la maggior parte dei suoi libri non siano tradotti in italiano: ma come è possibile avere un autore di fama internazionale che ha scelto di vivere in Italia e ignorarlo così? Non riesco davvero a capire la politica delle case editrici. A parte L’isola di Pascali e La donna del rubino, la produzione di Unsworth non è stata presa in considerazione… e alcuni dei suoi libri sono pure ambientati in Italia. Eppure i suoi romanzi sono bellissimi, sono acclamati ovunque, hanno vinto premi importanti (Booker Prize, tanto per cominciare).
Nel corso di questa mia sfida mi è capitato spesso di chiedermi ‘Perché non è stato tradotto in italiano?’ La maggior parte dei libri, infatti, li ho letti in inglese non per una scelta purista della lingua, ma proprio perché in italiano non esistono. C’è una bella libreria fornita dove vivo eppure devo farmi mandare i libri da Amazon.uk perché alcuni autori li posso leggere solo così. Per me fa lo stesso… ma perché privare di storie meravigliose chi non ha la possibilità di leggere in inglese? “Ai posteri l’ardua sentenza…”
Leggo l’articolo che il Guardian ha dedicato alla sua scomparsa e vi ritrovo le stesse impressioni che ho avuto io leggendo Sacred Hunger. In particolare, l’espressione ‘novelist of empires in decay’ mi riporta ad un saggio di Greenberger studiato all’università che classificava le fasi dell’epoca coloniale inglese nella narrativa. Il saggio in questione è The British Image of India di Allen J. Greenberger in cui la narrativa di ambientazione coloniale viene suddivisa in 3 fasi: ‘the era of confidence’ (in cui la colonizzazione veniva percepita dagli inglesi come una sorta di missione), ‘the era of doubt’ (in cui si sviluppavano i primi dubbi e le critiche sulla legittimità e sui risultati della colonizzazione) e ‘the era of melancholy’ (in cui si percepiva la fine di un’epoca ed il suo fallimento). Anche se Greenberger si riferiva esclusivamente alla colonizzazione dell’India, leggendo Sacred Hunger pensavo che mi ricordava proprio le sensazioni trasmesse da alcuni romanzi appartenenti alla seconda fase (soprattutto Orwell e Forster). Il punto di vista è quello di chi da dentro percepisce che qualcosa non va, gli eventi si rivoltano contro i ‘colonizzatori’ e l’ideale britannico si rivela poco efficace e in qualche modo malato, ma ciò appare evidente solo a pochi personaggi. Ecco quindi che non mi stupisce affatto l’espressione usata dal Guardian… e vi consiglio di leggere l’articolo.





Two years ago I ordered Losing Nelson and Sacred Hunger by Barry Unsworth from my trustful Amazon before leaving for a holiday. In the end I decided for Sacred Hunger because it was quite a tome of 650 pages and I was sure I would finish it. I’m not going to comment on the book in this post because I want to talk about its author… who I’ve learnt died not long ago (2012). In Italy the news wasn’t spread as it should have been. And yet he spent his last years right here in Italy, in Perugia: bu we are duly informed about Belen’s baby or Elisabetta Canalis’s relationships. I really don’t know what to say…
What’s worst is that most of his books haven’t even been translated into Italian: how is it possible for such a world renowned author who chose to live in Italy? I really can’t undertand the policy of publishers here. Besides Pascali’s Island and The Ruby in Her Navel, Unsworth’s work hasn’t been taken into consideration… and some of his books are set in Italy. And his books are beautiful, they are appreciated around the world, they have won important prizes (Booker Prize, just to begin). Since I started this blog, I have often found myself wondering ‘Why hasn’t this been tranlated into Italian?” Most of the books I’veread, in fact, were in English… and not for a personal purist choice, but simply because they don’t exist in Italian. There’s a nice library where I live. Nonetheless I have to get my books sent to me from Amazon.uk because that’s the only way to read some authors. It doesn’t make any difference to me… but why deprive those who can’t read in English of such wonderful stories?
I’ve just read the article the Guardian dedicated to Unsworth’s death and I found the same impressions I had got reading Sacred Hunger. “Novelist of empires in decay”, in fact, reminds me of an essay by Greenberger I studied at university. He classified the different steps of British colonization according to their narrative treatment. The work was The British Image of India by Allen J. Greenberger and the steps were: ‘the era of confidence’ (in which colonization was perceived as some sort of mission by the British), ‘the era of doubt’ (in which the first doubts and criticism of it appeared) and ‘the era of melancholy’ (in which colonization was perceived at its end and as a failure).  Even if Greenberger referred to the colonization of India, Sacred Hunger reminded me the same impressions I had got reading some novels belonging to the era of doubt (above all those by Orwell and Forster). The point of view is that of someone who’s living it and understands that something’s wrong, and sees the events turn against the colonizers. The British ideal proves inefficient and, in some way, sick. In this sense I agree completely with the expression used in the Guardian’s article… which I suggest you to read, too.