05/ott/2014

Colpo di stato nel Regno Unito!

The Queen and I è un libro curioso con cui la Townsend ipotizza che vinca le elezioni inglesi un partito repubblicano con un leader determinato a spazzare via la famiglia reale. Infatti, il primo atto da Primo Ministro è proprio quello di cacciare i reali dai loro palazzi e piazzarli invece a vivere in case popolari in un quartiere povero soprannominato Hellebore Close, detto Hell Close… non a caso.  Il libro focalizza su come ciascuno di loro affronta questa nuova vita: riusciranno ad adattarsi? dimenticheranno i privilegi avuti fino a quel momento? Allo stesso modo, come reagiranno i loro vicini di casa? Sfogheranno la loro rabbia su chi ha vissuto negli agi o comprenderanno le difficoltà ad adattarsi?
Lo humour della Townsend qui è particolarmente mordace e ci sono alcuni episodi davvero esilaranti: Philip che vaga in pigiama e vestaglia perché incapace di scaldarsi un po’ d’acqua per farsi la barba ma anche il momento in cui realizza che può dare il proprio cognome ai figli e pretendere finalmente di camminare precedendo la moglie, oppure l’episodio in seguito al quale Charles finisce in prigione. L’unico personaggio che non mi è piaciuto è Diana, che è dipinta un po’ come una sciocca, fatua e preoccupata solo di moda e abbigliamento. Forse un po’ riduttivo… o no? Gli altri membri della famiglia reale hanno un ruolo più marginale, come la Regina Madre, che si fa amare subito nel quartiere, o la principessa Margaret, dallo spiccato senso pratico.
Comunque, quelli che si adattano meglio al nuovo ambiente sono William e Harry, ancora ragazzini, e soprattutto Harris, il corgi della regina, che si unisce ad una ‘gang’ di cani da strada ed è davvero spassoso. E che dire dei vicini? Un mondo fatto di Trish e Beverly e Violet… I Threadgold sono fan sfegatati di Elvis Presley e la loro casa è piena di cianfrusaglie e gadget di ogni tipo. Ma c’è una cosa che unisce tutti, ricchi e poveri, nobili e non… una buona tazza di tè. Come rivela la conversazione tra il carpentiere e la regina: “Such a comfort, a cup of tea” she said aloud to George. “It’s hot and cheap” said George. “A bit of a treat when you’ve got nowt. An’ it breaks the day up, don’t it?”.
Se si riesce a guardare oltre allo humour emerge il profilo di un ‘loyal subject’ il cui sguardo è comunque benevolo, nonostante le frecciate. Lo si capisce quando alla fine il regno, senza la famiglia reale, subisce la sorte leggendaria della Torre di Londra senza i suoi corvi: collassa… e viene svenduto ai giapponesi.
Ho anche iniziato il sequel di questo libro, Queen Camilla, dove l’autrice ripropone gli stessi personaggi in una situazione quasi identica diversi anni dopo. L’ho trovato meno brillante del primo, forse perché ormai mi ero abituata alla situazione. L’unico personaggio spassoso è stata Camilla, che nel primo ovviamente non compariva. In particolare, mi sono sbellicata dalle risate nella scena in cui Charles cerca a lungo di scrivere un biglietto al lattaio e Camilla gli risolve la situazione:
Versione di Carlo: "Dear Milkman, Awfully sorry to inconvenience you, but would it be at all possible to change our order for today (Thursady) and have two bottles of semi-skimmed instead of our usual one? If this addition to our usual order leaves you in the ghastly position of being overstretched as far as your stock is concerned, then please do not worry. I would be simply devastated if my request gave you a moment's anxiety or inconvenienced you in the slightest. May I just add that your cherry whistle in the morning, and in all weathers, somehow exemplifies the very essence of the indomitable British character."

Versione di Camilla: "One extra pint please".




The Queen and I is a book where Sue Townsend imagined a republican party winning the elections in the UK and getting rid of the royal family. The first act as Prime Minister is indeed to eject the royals from their palaces and send them to live on a housing estate, Hellebore Close, nicknamed Hell Close… just to say. The book focuses on how each of them copes with the new life style: will they be able to adapt? Will they forget their previous privileges? What will their neighbours’ reactions be? Will their neighbours attack them for their past privileges or will they understand and help them? Sue Townsend’s humour is particularly biting here and there are really exhilarating episodes: Philip wandering about in his pyjamas because unable to warm some water and have a shave. Another funny episode is when he realizes he can give his surname to his children and walk before his wife, or when Charles ends up in prison. The only character I didn’t like was Diana, who is portrayed as a dull, superficial woman caring only about clothing and fashion. Maybe it was too reductive… wasn’t it? The other members of the royal family have a more marginal role, like the Queen Mother, who is loved by everyone in the neighbourhood; or Princess Margaret, who’s a very practical woman.
However, those who best adapt to the new environment are William and Harry, who are children, and Harris, the Queen’s corgi, who becomes part of a ‘dog gang’ and is reeeeally funny.
What can I tell of their neighbours? It’s a world of Trishes and Beverlys and Violets… There are the Threadgolds who are Elvis Presley’s fans and whose house is full of memorabilia and gadgets of any kind. But there’s a thing that keeps everyone together, the rich and the poor… a good cup of tea. 
“Such a comfort, a cup of tea” she said aloud to George. “It’s hot and cheap” said George. “A bit of a treat when you’ve got nowt. An’ it breaks the day up, don’t it?”. 
If one reads beyond the humour one can see the profile of a ‘loyal subject’ with a well-meaning eye, despite the cutting remarks. You understand that when, at the end, the reign without the royal family ends up like the Tower of London without its ravens: it collapses… and is sold to the Japanese.
I also started reading the sequel, Queen Camilla, where the author uses the same characters in an almost identical situation... but years later. I found it less briliiant than the first one, because I probably got used to the situation. The only character I found really funny is Camilla, who was obviously not included in the first book. In particular, I really split my sides with laughter when Charles tries to write a message to the postman and Camilla comes to help him. Read above for the extract.

22/ago/2014

A letto per protesta: come mettere in crisi il marito!

The Woman Who Went to Bed For a Year di Sue Townsend è davvero spassoso:  segue le vicende di Eva, una donna sposata di mezza età che, appena salutati i figli in partenza per l’università, decide di mettersi a letto… e non alzarsi più. Dapprima l'iniziativa viene vista come una cosa buffa da chi la circonda ma questo atteggiamento lascia presto spazio all’irritazione e alla rabbia, soprattutto da parte del marito, dopo che ha realizzato che la pulizia della casa e la cucina sono diventati problemi suoi. Eva si adatta di momento in momento alla sua nuova situazione, escogitando soluzioni ai problemi più impellenti, come quella della ‘Milky Way’, il piccolo compromesso per riuscire a raggiungere il bagno ed espletare lì le funzioni corporali altrimenti difficili da gestire. 
In alcuni punti mi ha ricordato Il barone rampante di Italo Calvino, il cui protagonista, Cosimo, decide un giorno di salire su un albero e non scendere più. Nonostante tutti cerchino di convincerlo a scendere, lui si adatta alla nuova situazione inventando di volta in volta tutta una serie di stratagemmi per risolvere i problemi pratici e riesce a portare avanti questa sua scelta anche grazie all’aiuto di qualche persona dall’esterno, come accade anche ad Eva. 
Dietro entrambe le storie c’è una riflessione sulle convenzioni e sul rifiuto di esse, una riflessione che sembra essere molto vicina a Sue Townsend, considerando il suo percorso scolastico e l’apparente contraddittorietà delle sue scelte. 
Il libro della Townsend rientra, a quanto pare, nel filone della ‘chick lit’, molto sottovalutato. Eppure io ho riscontrato nello stile dell’autrice un elemento che Calvino apprezzava molto, tanto da farne l’oggetto di una delle sue lezioni all’università americana di Harvard (poi pubblicate con il nome di Lezioni americane): la leggerezza. In particolare, trovo calzante il punto in cui Calvino commentava L’Insostenibile Leggerezza dell’Essere di Kundera. Scriveva infatti: “Il peso del vivere per Kundera sta in ogni forma di costrizione: la fitta rete di costrizioni pubbliche e private che finisce per avvolgere ogni esistenza con nodi sempre più stretti.” Io credo che sia proprio questa ‘pesantezza’ che opprime Eva al punto da farle scegliere di ritirarsi.
Eva si ritira nel suo lettone per non dover più pensare a nulla  anche se, ora della fine, si ritrova a guardarsi dentro in un modo che non aveva neanche immaginato e ciò che trova è un abisso…

La biblioteca personale di Eva:















The Woman Who Went to Bed For a Year is really amusing: Eva is a middle-aged married woman who has just said goodbye to her children leaving home to start university and suddenly decides to go to bed… and not to get up for a long time. This decision is initially seen as funny from those around her but that attitude is soon followed by irritaton and anger, especially in her husband after realizing that the chores and the cooking are his responsibility from that moment on. It’s funny how Eva adapts to the new situation, finding out solutions to the most urgent problems, like the ‘Milky Way’, or her small compromise to be able to reach the bathroom and attend to her bodily needs.  
In some parts the book reminded me of The Baron in the Trees by Italo Calvino, whose protagonist, Cosimo, one day decides to climb a tree and never to climb down again. Although everybody tries to convince him to climb down, he quickly adapts to the new situation and invents a series of tricks to solve practical problems. He succeeds in his objective with the help of some people, and it’s the same with Eva. 
Behind both stories there’s a questioning on conventions which seems to me very dear to Sue Townsend, considering her life. I found in her style an element which was very important for Calvino, so much so that it was the title of one of his lessons to the American University of Harvard (published together in the book Lezioni americaneAmerican lessons): lightness. In particular, I appreciate the passage in which Calvino commented on Kundera's book The Unbearable Lightness of Being. He wrote: “For Kundera the weight of living consists chiefly in constriction, in the dense net of public and private constrictions that enfolds us more and more closely.” I think that is the same ‘weight’ oppressing Eva, so much so that she finds refuge in bed.
Eva got to bed in order to avoid thinking even if, in the end, she finds herself exploring the inner recesses of her soul and what she finds is an abyss…

Eva’s library: (see picture).

15/ago/2014

Sue Townsend: ribelle con humour.

In attesa che arrivino i libri che ho ordinato, tra cui Colin Thubron e Charles Tomlinson, salto momentaneamente Claire Tomalin e mi getto a capofitto su un’autrice più ‘leggera’: Sue Townsend. Dopo aver preso in mano ben due libri di Adam Thorpe e non essere riuscita, ripetutamente, a superare le prime 30 pagine… decido di arrendermi all’evidenza: ho bisogno di un po’ di leggerezza. Inizio così The Woman Who Went to Bed For a Year che avevo comprato nel fornitissimo reparto in lingua della libreria Seeber in uno dei miei giretti annuali a Firenze… e lo trovo subito spassoso. Leggo sulla quarta di copertina che l’autrice ha imparato a leggere solo a 8 anni e che ha abbandonato la scuola a 15 e mi incuriosisco perché trovo interessante questa contraddizione: l’amore per la lettura e la scrittura (a quanto pare scriveva di nascosto quando era molto giovane) che convive con la ribellione, il rigetto dell’educazione scolastica. Cerco notizie su di lei online ed ho subito una brutta sorpresa: è morta ad aprile. Non avendo sentito niente della sua morte, sta per partirmi la solita vena polemica sugli autori bistrattati in Italia, quando mi imbatto in una serie di articoli dei maggiori quotidiani itialiani e mi rendo conto che invece è stato dato grande risalto all’evento. Mi è sfuggito… colpa mia. Gli articoli de La Stampa e dell’Ansa sono i primi che rintraccio, insieme ad un lungo articolo sul sito della BBC .




While I’m waiting for the books I ordered -Colin Thubron and Charles Tomlinson- I momentarily skip Claire Tomalin and start reading a ‘lighter’ author: Sue Townsend. After trying to read two of Adam Thorpe’s books without success –unable to read more than the first 30 pages- I finally give up and understand that maybe I need a bit of lightness. So, I start reading The Woman Who Went to Bed For a Year, which I had bought in the well-stocked shelves devoted to English books at the Seeber bookshop in Florence…. and I immediately find it amusing. I learn from the back cover that Sue Townsend learnt reading only when she was 8 and she left school at 15 and I find the information interesting because of the inner contradiction: the love for reading and writing (she started writing secretly when she was very young) together with the rebellion, the rejection of education. I start looking for further information on the author and I have a bad surprise: unfortunately she died in april. As I hadn’t heard anything of her death, I was getting angry about the usual treatment of authors in Italy, when I run into a series of articles from the major Italian newspapers and I realize that our press featured the news prominently. This time it was my fault… The first articles I read are from La Stampa and Ansa, and then a long article on the BBC website.