16/mar/2014

Storie di schiavi: Sacred Hunger e Bachit Caenda

Di Sacred Hunger non mi ricordo moltissimo (sono passati un paio di anni ormai da quando l’ho letto), ma ricordo sicuramente che l’ho letto tutto d’un fiato e che ho seguito con trepidazione le vicende raccontate. Ho sempre avuto un debole per le “storie di mare” ed ho iniziato a subire il fascino delle navi da quando lessi “The Rhyme of the Ancient Mariner” di Coleridge. Il romanzo di Barry Unsworth si apre subito menzionando la nave, la Liverpool Merchant, il cui ruolo centrale nella storia riguarda il trasporto degli schiavi (all’inizio siamo nel 1752) dall’Africa all’America. I protagonisti a bordo della nave sono due cugini tra cui non scorre buon sangue: Erasmus Kemp (figlio di un ricco mercante) e Matthew Paris (dottore e scienziato). Come sulla nave di Coleridge anche su questa si verifica un ingiusto omicidio, dopo il quale cominciano ad accadere sciagure: una misteriosa malattia inizia a decimare gli schiavi a bordo, i litigi tra i membri dell’equipaggio ed il comando sono sempre più frequenti ed il viaggio sembra destinato a finire male. A questo punto c’è uno spostamento temporale e la storia riprende 12 anni più tardi, sorprendendo il lettore che si aspettava un naufragio alla Coleridge: in questa ultima parte si seguono le vicende del ritrovamento di una colonia di persone che vive in armonia con la natura in qualche remota zona vicino alla Florida. Naturalmente si scoprirà che è abitata da coloro che sono scampati al naufragio. 
Ci sono anche echi shakespeariani: si mette in scena La Tempesta e le prove della rappresentazione intervallano il romanzo. Mi piacerebbe esplorare il rapporto tra il testo shakespeariano e la storia di Sacred Hunger, ma non lo farò: ho letto questo libro due anni fa, non ho tempo di rileggerlo ora e, soprattutto, voglio parlare di un'altra questione che mi colpì molto. Si tratta di una fortunata coincidenza.
Come ho già accennato, ero in vacanza. Stavamo soggiornando in una bellissima villa appartenuta ai conti Miniscalchi ed oggi trasformata in hotel al centro di un parco termale sul lago di Garda.
Proprio quando ero nel bel mezzo del libro ho notato alcune fotografie d’epoca appese nella hall dell’hotel raffigurante un uomo di colore e mi sono avvicinata. Sotto una di queste c’era la seguente didascalia:
“Bachit Caenda – Acquistato al mercato degli schiavi nel 1869 dal Conte Miniscalchi”. Ho chiesto subito informazioni alla reception ed ho scoperto che Bachit Caenda è stato uno schiavo molto particolare…

Come dice la didascalia della foto, Bachit fu acquistato dal Conte Miniscalchi nel 1869 e, oltre ad essere l'ultimo schiavo comprato in Italia, fu una persona molto particolare perchè si distinse per le sue qualità, diventando noto come interprete e traduttore e collaborando con i missionari comboniani. Ho fatto una ricerca online e l'ho trovato nominato in un testo storico su quel periodo di cui è disponibile l'anteprima presso Google Libri.


Adoro mescolare realtà e narrativa e quando accade  per caso è ancora meglio, non trovate?



I don’t remember much of Sacred Hunger (I read it a couple of years ago), but I remember reading it almost in one go and I also remember the trepidation for the events in the book. I’ve always been fond of ‘sea stories’ and I started feeling some sort of fascination for ships when I read ‘The Rhyme of the Ancient Mariner’ by Coleridge. Unsworth’s  novel opens mentioning a ship, the Liverpool Merchant, whose pivotal role in the slave trade between Africa and America is soon revealed (the beginning of the novel is set in 1752). The protagonists aboard are cousins but there’s ill-feeling between them: they are Erasmus Kemp (a rich merchant’s son) and Matthew Paris (doctor and scientist). As aboard Coleridge’s ship here there’s a tragic and unfair homicide after which strange things happen: a mysterious illness reduces the number of slaves aboard the ship, quarrells between officers and members of the crew are more and more frequent, and the voyage seems ill-fated. At this point there’s a time shift and the story starts again 12 years later, and takes the reader by surprise denying him/her the pleasure of a Coleridgean shipwreck. In this last part the story of a settlement of people in harmony with nature is told. It’s somewhere near Florida. Of course, the settlers are those who survived the wreckage.
There are also shakespearean echoes: at the beginning the characters put on a play -The Tempest- and their rehearsals come at intervals in the novel. I would like to analyse the relationship between the shakespearian play and the story of Sacred Hunger. But I won’t: I read the novel two years ago, as I said, and I don’t have time to read it again now and, above all, I want to write about another topic that struck me at the time. It was a lucky coincidence. I read the book while I was on holiday. We were staying in a beautiful villa, which had belonged to Counts Miniscalchi, today a hotel in the middle of a thermal park near Lake Garda. When I was half way through the book, I happened to notice some old pictures on the walls in the hall of the hotel: a black man was portrayed, so I got closer. Under one of these pictures there was the following caption: “Bachit Caenda – Bought at the slave market in 1869 by Count Miniscalchi”. I immediately asked for information at the reception and I found out that Bachit Caenda was a very special slave.
He was bought by Count Miniscalchi in 1869 and, besides being the last slave in Italy, he was really special: he distinguished himself as an interpreter and a translator and he was well known in Italy. I tried an online research and I found out his name in a historical book on the period. You can read the passage on his story at Google Books.
I love the mixture between reality and fiction… and when that happens by chance it’s even better, isn’t it?

03/mar/2014

Autori... non morite in Italia!

Due anni fa, prima di partire per una vacanza, mi ero fatta arrivare dal fedelissimo Amazon Losing Nelson e Sacred Hunger di Barry Unsworth. Alla fine optai per Sacred Hunger perché era un bel tomone di 630 pagine ed ero sicura che in tutto relax lo avrei finito sicuramente. Rimando per ora il commento sul libro per soffermarmi sull’autore… che scopro essere morto poco tempo fa (4 giugno 2012). In Italia la notizia non ha circolato come avrebbe dovuto, eppure ha trascorso gli ultimi anni della sua vita proprio da noi, a Perugia: in compenso veniamo prontamente informati sul bebè di Belen o sulle relazioni della Canalis. Non ho parole…
E’ vergognoso anche che la maggior parte dei suoi libri non siano tradotti in italiano: ma come è possibile avere un autore di fama internazionale che ha scelto di vivere in Italia e ignorarlo così? Non riesco davvero a capire la politica delle case editrici. A parte L’isola di Pascali e La donna del rubino, la produzione di Unsworth non è stata presa in considerazione… e alcuni dei suoi libri sono pure ambientati in Italia. Eppure i suoi romanzi sono bellissimi, sono acclamati ovunque, hanno vinto premi importanti (Booker Prize, tanto per cominciare).
Nel corso di questa mia sfida mi è capitato spesso di chiedermi ‘Perché non è stato tradotto in italiano?’ La maggior parte dei libri, infatti, li ho letti in inglese non per una scelta purista della lingua, ma proprio perché in italiano non esistono. C’è una bella libreria fornita dove vivo eppure devo farmi mandare i libri da Amazon.uk perché alcuni autori li posso leggere solo così. Per me fa lo stesso… ma perché privare di storie meravigliose chi non ha la possibilità di leggere in inglese? “Ai posteri l’ardua sentenza…”
Leggo l’articolo che il Guardian ha dedicato alla sua scomparsa e vi ritrovo le stesse impressioni che ho avuto io leggendo Sacred Hunger. In particolare, l’espressione ‘novelist of empires in decay’ mi riporta ad un saggio di Greenberger studiato all’università che classificava le fasi dell’epoca coloniale inglese nella narrativa. Il saggio in questione è The British Image of India di Allen J. Greenberger in cui la narrativa di ambientazione coloniale viene suddivisa in 3 fasi: ‘the era of confidence’ (in cui la colonizzazione veniva percepita dagli inglesi come una sorta di missione), ‘the era of doubt’ (in cui si sviluppavano i primi dubbi e le critiche sulla legittimità e sui risultati della colonizzazione) e ‘the era of melancholy’ (in cui si percepiva la fine di un’epoca ed il suo fallimento). Anche se Greenberger si riferiva esclusivamente alla colonizzazione dell’India, leggendo Sacred Hunger pensavo che mi ricordava proprio le sensazioni trasmesse da alcuni romanzi appartenenti alla seconda fase (soprattutto Orwell e Forster). Il punto di vista è quello di chi da dentro percepisce che qualcosa non va, gli eventi si rivoltano contro i ‘colonizzatori’ e l’ideale britannico si rivela poco efficace e in qualche modo malato, ma ciò appare evidente solo a pochi personaggi. Ecco quindi che non mi stupisce affatto l’espressione usata dal Guardian… e vi consiglio di leggere l’articolo.





Two years ago I ordered Losing Nelson and Sacred Hunger by Barry Unsworth from my trustful Amazon before leaving for a holiday. In the end I decided for Sacred Hunger because it was quite a tome of 650 pages and I was sure I would finish it. I’m not going to comment on the book in this post because I want to talk about its author… who I’ve learnt died not long ago (2012). In Italy the news wasn’t spread as it should have been. And yet he spent his last years right here in Italy, in Perugia: bu we are duly informed about Belen’s baby or Elisabetta Canalis’s relationships. I really don’t know what to say…
What’s worst is that most of his books haven’t even been translated into Italian: how is it possible for such a world renowned author who chose to live in Italy? I really can’t undertand the policy of publishers here. Besides Pascali’s Island and The Ruby in Her Navel, Unsworth’s work hasn’t been taken into consideration… and some of his books are set in Italy. And his books are beautiful, they are appreciated around the world, they have won important prizes (Booker Prize, just to begin). Since I started this blog, I have often found myself wondering ‘Why hasn’t this been tranlated into Italian?” Most of the books I’veread, in fact, were in English… and not for a personal purist choice, but simply because they don’t exist in Italian. There’s a nice library where I live. Nonetheless I have to get my books sent to me from Amazon.uk because that’s the only way to read some authors. It doesn’t make any difference to me… but why deprive those who can’t read in English of such wonderful stories?
I’ve just read the article the Guardian dedicated to Unsworth’s death and I found the same impressions I had got reading Sacred Hunger. “Novelist of empires in decay”, in fact, reminds me of an essay by Greenberger I studied at university. He classified the different steps of British colonization according to their narrative treatment. The work was The British Image of India by Allen J. Greenberger and the steps were: ‘the era of confidence’ (in which colonization was perceived as some sort of mission by the British), ‘the era of doubt’ (in which the first doubts and criticism of it appeared) and ‘the era of melancholy’ (in which colonization was perceived at its end and as a failure).  Even if Greenberger referred to the colonization of India, Sacred Hunger reminded me the same impressions I had got reading some novels belonging to the era of doubt (above all those by Orwell and Forster). The point of view is that of someone who’s living it and understands that something’s wrong, and sees the events turn against the colonizers. The British ideal proves inefficient and, in some way, sick. In this sense I agree completely with the expression used in the Guardian’s article… which I suggest you to read, too.

05/gen/2014

Susan Wicks: semplicità nella poesia.


Dopo la scomparsa di Ari ho sentito molto la solitudine. I pomeriggi al computer erano improvvisamente diventati interminabili senza le richieste di attenzione del micio. Le serate sul divano erano una tristezza per me e mio marito. Ma non ci decidevamo a cercare un altro micio perché ci sembrava di tradire il nostro “piccolino”. Alla fine ci siamo arresi  e siamo andati a vedere qualche cucciolata. Io mi sono innamorata di un micetto tutto grigio e così, qualche mese dopo, eravamo di nuovo in compagnia. L’abbiamo chiamato Silver, sia per il colore che in omaggio al personaggio del romanzo di  Jeanette Winterson, “Il custode del faro”. Ovviamente Ari rimane nel nostro cuore ed ha un suo posto speciale in giardino, circondato da cespugli di lavanda… così d’estate è circondato dalle apette che amava tanto rincorrere.

Ma torniamo alla sfida… Questa volta ho cominciato subito dal libro: ho preso in mano Night Toad di Susan Wicks ed ho iniziato a leggerlo prima di sapere qualcosa su di lei. L’ho letto tutto e sono rimasta un po’ perplessa. Allora ho navigato alla ricerca di informazioni e non è emerso molto, solo qualcosa sulla sua vita. Devo dire la verità: avevo deciso di saltare Susan Wicks. Certo, avevo letto le sue poesie, ma non avevo proprio nulla da dire al riguardo. Finchè… non ho trovato un video su YouTube in cui lei legge alcune delle sue poesie proprio da questa raccolta. Ed è cambiato tutto!
Mi sono ritrovata di fronte a questa signora molto tipicamente inglese che con pacatezza ha iniziato a leggere e allora sono rimasta affascinata dalla musicalità della lingua e dal modo direi quasi dimesso di leggere (non teatrale, non declamato, ma semplice, quotidiano). Ho stoppato e mi sono procurata subito il libro per seguire meglio. Che piacere! L’atmosfera ‘domestica’ del video rafforzava l’impressione di star leggendo insieme le sue poesie… allo stesso tavolo… mancava solo una buona ‘cuppa’. Ogni tanto dimentico quanto sia bella quella lingua. Finita l’esperienza, con molta soddisfazione, sono ritornata all’inizio del video ed ho cominciato a leggere e rileggere con lei le sue poesie… esercizio di pronuncia (ecco la prof che viene fuori).


 
E allora eccomi qui a riguardare le sue poesie e cercare nuove interpretazioni.
Per esempio "Night Toad", la poesia che dà il titolo alla raccolta, è bellissima nella sua testimonianza di una morte improvvisa e fulminea.

“Lo vedi a malapena – / Il profilo, la pelle fredda / Quasi una foglia morta, / a chiazze marroni, verde pallido, / cachi. Siede placido / gonfiando ritmicamente il respiro / proprio sul pelo dell’acqua / tra i solchi nel sentiero. // E improvvisamente è al centro / Di un cono di luce / Che cade dal cielo notturno –  / Nei solchi scorre fuoco liquido, / ragnatele impresse sul fondo nero, / ogni filo d’erba tagliente chiaro / e separato – finchè il sibilo / della vita umana se ne va, / l’aria non crepita più, / il tremore si ferma / e lui può tornare  / da dove era venuto. // Ma cos’era questa /  Se non la morte?”

Il rapporto tra i quattro elementi nel momento della morte: la bestia terrena che si trova tra acqua, aria e fuoco e viene sconfitta nella lotta tra le vita e la morte.

Ma è bellissima anche ‘My Father’s Handkerchiefs’, con le fantasiose metafore usate dalla Wicks per rendere il concetto che dà il titolo alla poesia. Ecco che i fazzoletti usati si trasformano in mostri di origami, scheletri nei quali ciascuno può immaginare la forma che vuole, un po’ come si fa con le nuvole da bambini: farfalla, tartaruga, airone, granchio, giglio, cigno…
 

 








After Ari’s departure I felt real loneliness. My afternoons at the computer were suddenly endless without my cat’s attention requests. The evenings on the sofa were suddenly sad for my husband and me. But we never got round to looking for another cat because it seemed like betraying our “little one” to us.  We gave up in the end and went to see some kittens. I fell in love with a grey kitten and, after a few months, we were in company again.  We called him Silver, both for the colour of his fur and after the character in Jeanette Winterson’s novel “Lighthousekeeping”. Obviously Ari is in our hearts and has a special place in the garden, surrounded by lavander.. so that in summer he’s surrounded by bees, which he loved to run after.

Let’s get back to my challenge now… This time I started right from the book: I just opened Night Toad by Susan Wicks and started reading without knowing anything about the author. I read it in one go and I was a little puzzled in the end. Then I surfed the net looking for some information and I didn’t find much, just something about her life. I must admit I was thinking of leaving Susan Wicks out of my list. Yes, I had read her poems, but I didn’t have much to say about them. When… I found a video on YouTube where she’s reading the poems in this collection. And I changed my mind! When this typically British woman started reading –calmly, simply- I noticed the musicality of her language and I was fascinated by the way she read –not in a declamatory tone, but humbly. I immediately took the book to follow what she was saying. What a pleasure! The domestic atmosphere of the video strengthened the impression of reading together… at the same table… a nice ‘cuppa’ was the only thing missing. Every now and then I forget how much I like this language. As soon as the video was finished, I played it again… this time reading the poem with her… just to train my pronunciation (sorry, the teacher prevailed).   And now I’m here looking at those poems and trying to give them new meaning. Night Toad –the title poem- is beautiful in its testimony of a sudden death.

“You can hardly see him - / his outline, his cold skin / almost a dead leaf, / blotched brown, dull green, / khaki. He sits so quietly / pumping his quick breath / just at the edge of water / between ruts in the path. // And suddenly he is the centre / of a cone of light / falling from the night sky- / ruts running with liquid fire, / cobwebs imprinted on black, / each grass-blade clear / and separate – until the hiss / of a human life removes itself, / the air no longer creaks, / the shaking stops / and he can crawl back / to where he came from. // But what was this, / if it was not death?”

The balance between elements in the exact moment of death: the earthly beast in water, air and fire which is beaten in the fight between life and death.

‘My Father’s Handkerchiefs’ is also beautiful, with Wick’s fanciful metaphors trying to express the title of the poem. Used handkerchiefs take the form of origami monsters, skeletons in which everyone can see something different, like children watching clouds: butterfly, turtle, heron, lily, swan…