25 lug 2012

Matt Whyman

La prima cosa in cui mi imbatto è il suo blog, da cui capisco subito che non ha molto tempo da dedicare alla rete (un post al mese!) …e che lo usa a puro scopo promozionale per i suoi libri. Appena leggo la pagina ‘About Matt’ capisco perché ha così poco tempo: è impegnato su fronti diversi (dal giornalismo ai romanzi per adulti alle storie per ragazzi, ai laboratori di scrittura creativa, alle campagne pubblicitarie e alle varie ospitate in TV e in radio). Come ho già affermato, sono sempre un po’ sospettosa nei confronti di chi vuole fare troppe cose perché ho la sensazione che non ne venga bene nessuna. Vedremo…
Apprendo che è sposato con 4 figli (pure!), che vive nel West Sussex e che il libro che gli ha portato maggiore notorietà è Oink!
Esploro un altro po’ il blog e non trovo nulla di speciale. Ci sono, ovviamente, tutti i suoi libri con trame e tanti buoni consigli. Utile. Pratico… senza fronzoli. Passo oltre…
Noto che ha sia un account Twitter che uno su Facebook. Vado ad esplorare Twitter e capisco nuovamente perché dedica poco tempo al blog… è sempre su Twitter.
Ecco finalmente il vero Matt! Mi faccio un’idea positiva di lui: è simpatico, senza pretese e, soprattutto, adoro le foto che ha postato. Immagino che stia promuovendo il suo ultimo libro, che in italiano non è ancora stato tradotto, Walking with sausage dogs (letteralmente ‘Andare a spasso con cani-salsiccia’). Dovrebbe dedicare un pagina del suo blog alle foto: lo renderebbe più personale.
Nonostante la stimata carriera di narratore: diversi romanzi per ragazzi e alcuni per adulti ben accolti dalla critica, la curiosità mi spinge verso Oink! Sicuramente questo tipo di libri ha grande richiamo per il pubblico, anzi stanno proprio spopolando. Qualche esempio?


…e devo ammettere che mi lascio conquistare anch’io, essendo un’amante degli animali. Ho cominciato con la serie della mitica Doreen Tovey… una vecchietta che viveva nel Somerset con i suoi gatti siamesi e che ha iniziato a raccontare la sua pazza vita con i felini. Ebbene, uno tira l’altro e mi sono ritrovata ad acquistare quasi tutta la serie.
Purtroppo, il lato negativo di questi libri è che prima o poi i loro protagonisti muoiono ed io proprio non sopporto quella parte, che mi lascia ogni volta un piccolo vuoto dentro.
Comunque, viste le mie vecchie abitudini, ho deciso OVVIAMENTE di leggere Oink!




The first thing I run into is Matt’s blog, which makes me think he’s got very little time for the net (one post a month)… he mostly uses it to promote his books. As soon as I read the page ‘About Matt’ I understand why he’s got so little time: he’s been working on different things (from teen-journalism to novels, to creative writing courses, as well as advertising campaigns and then there’s the TV and the radio. I’ve already stated that I’m usually quite suspicious  of those who do too many things at the same time because I feel nothing comes out of that. We’ll see…
I also understand he’s married and father of four (none the less!) and lives in West Sussex and his global fame is mostly due to Oink! –his book on minipigs.
I explore the site for further information but I cannot find anything special. There are, obviously, all his books with plot and advice. Useful. Practical… without frills. I quit…
I find his Twitter account and I see he’s got one on Facebook, too. I explore Twitter and I understand again why he’s been writing so little on his blog… he’s always on social networks, apparently. Here’s the real Matt, at last!
I get a positive impression: he’s quite humorous, unpretentious, and –above all- I adore the photos he’s posted so far. I suppose he’s on with the promotion of his last book, Walking with Sausage Dogs. He should devote a page on his blog to those pictures: it would make it more personal.
Despite his career as a novelist –both for teenagers and grown-ups- I feel attracted to Oink! It certainly had a great  success, that’s probably why he’s devoted some time to the genre, writing Walking with Sausage Dogs.
As a matter of fact, there’s a vogue for that kind of books. Some examples? SEE SHELF ABOVE
Being an animal lover, I must admit I often yeld to temptation. I’ve been reading a lot of these books. It all started with the series by Doreen Tovey… an old woman who lived in Somerset with her Siamese cats and wrote about her crazy life. Well, one after the other I found myself reading almost the entire series .
Unfortunately the blind side of that kind of books is that the protagonists sooner or later die and I really can’t stand that part, leaving a void inside my heart.
However, as old habits die hard, I’ve obviously decided for Oink!

15 lug 2012

"Tranquillo, fratello!": La figura del duro dal western al ghetto

«Mi chiamo Dennis Huggins e sono nato nel 1983. Al momento corre l’Anno dell’Altissimo 2006. Mi trovo dentro al penitenziario di Pentonville, nel nord di Londra».
Sono le prime parole del protagonista del romanzo di Alex Wheatle che in originale si intitola The Dirty South. Dall’esordio mi aspettavo la solita triste storia del ghetto e invece il nostro protagonista viene da una famiglia niente male: figlio di una segretaria e di un bibliotecario con la possibilità di frequentare una scuola decente.
Improvvisamente si stufa di questa situazione e matura una sorta di consapevolezza di razza… per cui manda al diavolo “la teoria del sindaco sulla bella società multiculturale inglese” e si cala sempre più nel personaggio del ghetto… con tanto di spaccio di crack.
Più lui si ‘ghettizza’ più i suoi discorsi diventano assurdi. Il climax lo tocca quando tenta di conquistare Akeisha… davvero al limite del surreale… non potevo credere ai miei occhi… i pensieri dei Dennis nei confronti dell’altro sesso sono sconvolgenti… Un esempio: «Non mi piaceva l’idea di scoparmi una calva. Ma, ehi, quando hai le palle che ti vanno a fuoco non puoi fare troppo lo schizzinoso»Meglio sorvolare…
Le lotte intestine tra bande vengono colorate da atmosfere del grande cinema: i duelli western e le stragi dei film di gangsters… cosa che mi fa pensare. Decido di esplorare la rete per vedere se trovo conferme ai miei dubbi. Bingo! E’ proprio così ed ora che ne ho la certezza mi avventuro in una breve dissertazione sulla mascolinità nei film western e nei film di mafia e su come viene trasposta nel mondo del ghetto.
Dopo aver analizzato prima i film western e poi quelli di mafia, sono arrivata ad una serie di elementi fondanti che i due generi hanno in comune. Infine ho cercato corrispondenze nel libro ed ecco cosa ne è emerso.
L’elemento principale della mascolinità sia western che mafiosa è la predominanza dell’azione (intesa per lo più come violenza) sulla comunicazione verbale. Le discussioni spesso non sono necessarie, poiché si passa direttamente ai fatti. E anche quando ci sono, durano pochissimo. Uno dei due litiganti, di solito quello che viene caratterizzato come più forte/maschio, vi pone fine in modo violento. Si deve aggiungere a ciò la predominanza del silenzio sulla parola. Infatti spesso chi litiga più forte è perdente, mentre risulta vincente chi resta in silenzio. Il silenzio dei film western è più significativo di molti dialoghi: lo dimostrano, in particolare, i film di Sergio Leone in cui i silenzi sono lunghissimi e preannunciano grandi eventi. A tutto ciò si unisce l’ideale di vendetta, anch’esso tipico di entrambi i generi: nei western sfocia nel duello, nel secondo nelle faide/ritorsioni tra bande criminali. Ciò che conta è sfidare continuamente la mascolinità altrui e, al tempo stesso, difendere la propria. Chiunque capirebbe che è una situazione destinata prima o poi al fallimento… 
Dennis, che i film western e di mafia li ha ben presenti, si comporta secondo queste regole quando decide di ‘entrare in affari’ con l’amico Noel (ovviamente come spacciatori… ricordiamoci che siamo a Brixton): forse parla un po’ troppo, ma in quanto ad azione e vendetta non ci sta mica tanto a pensare… dopo l’imboscata nella quale viene picchiato e derubato Dennis non perde tempo e massacra di botte i colpevoli… anche in questo caso, come in un buon western che si rispetti, si tratta di una scaramuccia introduttiva, per far vedere che il protagonista ‘ha le palle’. Poi però salta fuori il vero antagonista, uno altrettanto cattivo e si tratta del nero musulmano Courtney Thompson. Le sfide sono reciproche e conducono al ‘duello finale’ dal quale Dennis esce vivo ma di certo non vincitore… perchè la realtà è diversa dai film.
Altro elemento che accomuna i western con i film di mafia è il ruolo secondario delle donne e la prevaricazione maschile, spesso violenta. Nei film western la donna è vittima delle violenze maschili e anche quando l’eroe la salva da una situazione tragica, difficilmente crea poi con lei una famiglia, ma la lascia al suo destino (…quindi ad altre future violenze, anche se questo non ce lo fanno mai vedere). Nei film di mafia, invece, la donna spesso subisce violenze proprio all’interno della famiglia, poiché questo è il modo del capofamiglia per asserire la propria autorità.
In tal senso il personaggio che più si avvicina a questo modo di agire è Noel, la cui ragazza, Priscilla, viene continuamente denigrata e maltrattata (per lo più verbalmente), mentre i tentativi di Dennis di imporsi sono assolutamente fallimentari: con Anne rimedia un’imboscata, a causa di Tania ha inizio la ‘faida’ tra lui e Courtney Thompson che finirà in tragedia, con Akeisha non riesce proprio perché si innamora veramente.
Insomma si tratta di un codice di condotta mutuato dal cinema che viene interpretato alla lettera nel mondo delle bande. In questo libro i parallelismi sono messi in evidenza da Dennis stesso che fa continui paragoni tra quello che gli succede e scene di film famosi.
Ecco alcuni esempi a cui ho abbinato la corrispondente clip dal film:
Quando Dennis e l’amico Noel partono per una spedizione punitiva contro quelli che hanno derubato Dennis:
«Per qualche ragione mi immaginai una scena del film Per qualche dollaro in più. Clint Eastwood e Lee Van Cleef stavano caricando le loro pistole mentre aspettavano di regolare quella faccenda di merda con la banda di messicani. Avevano entrambi quest’espressione impaziente in volto e in quel momento mi sentivo nello stesso modo. Qualsiasi cosa accada voglio farla finita e andarmene a casa.»


E poi ancora:
«Noel gli si avvicinò lentamente alla Lee Van Cleef. I suoi occhi si conficcarono in faccia a Nathan, senza mai sbattere le palpebre.»
 «Gli hanno sparato. Proprio in mezzo alle palle degli occhi. Come Lee Van Cleef con quello brutto all’inizio di Per qualche dollaro in più.»



Ma quando il padre è al funerale di un noto ‘shotta’, suo amico d’infanzia:
«Era come guardare quella scena del Padrino in cui tutti vanno da Michael durante il funerale di Marlon Brando.»
«Cosa fece Robert De Niro quando il boss della mafia locale cercò di ripulirlo nel Padrino 2? Il personaggio di De Niro si assunse tutta la responsabilità e liquidò il boss vestito di bianco, punto.»


Anche la musica ha grande parte nel romanzo, soprattutto quella dei rapper di colore e, naturalmente, sempre all’insegna del macho da ghetto. La compilation di Dennis include:
- TLC
- DMX





“My name is Dennis Huggins and I was born in 1983. Right now we are in the year of our Most High 2006. I’m in Pentonville Prison in North London”. These are Alex Wheatle’s protagonist’s first words. His novel is titled The Dirty South.
From the beginning I thought I was about to read the usual sad story set in the ghetto but, I soon discovered, the protagonist’s family is not bad at all: son of a secretary and a librarian he had the opportunity to attend a decent school. But he soon got sick and tired of the situation and comes to some sort of ‘race awareness’… so he suddenly swears at “the mayor’s theory of a cool London multicultural society” and gets into the role of the ‘ghetto character’.. complete with crack trafficking. The more he ‘ghettizes’ the more his speech becomes absurd. The climax comes when he tries to conquer Akeisha’s love… surreal… I couldn’t believe my eyes… What Dennis thinks of the other sex is disturbing… For example: “I didn’t like the idea of woking a bald chick but hey, when your crotches are roasting then you can’t be too picky”. Let’s drop it…
Gangs fights in the novel are described to create a filmic atmosphere: western duels and gangster massacres… and I come to think of it. I surf the net just to find supporting evidence to my thesis and… bingo! I was right and now I’m going to venture on a short dissertation on masculinity in western as well as in gangster films and the way it is reproduced in the ghetto.
After analyzing westerns first and then mafia movies, I came to a list of main elements the two genres have in common. Then I looked for recurrences in the novel and here’s what came out.
The most important element of masculinity both in western and in mafia movies is the predominance of action (mainly violent) on verbal communication. Arguments are often unnecessary, as people always resort to force. When there are arguments, they are very short. One of the arguers, usually the one we perceive as the strongest/most masculine, ends the quarrel violently. I must also add the predominance of silence on words. The one who quarrels loudlier is usually the loser, whereas the tough guy is silent. Silence in western movies is particularly significant, more than words: in Sergio Leone’s films, in particular, silences are very long and announce great events.
To all this we must add the concept of revenge, which is also typical of both genres: in westerns revenge leads to a duel, while in mafia movies it leads to feud. It is important to continually challenge other men’s masculinity and, at the same time, defend one’s own. Anyone understands that such a situation is bound to failure…
Dennis, who seems to know western and mafia movies very well, behaves according to those rules when he “went into business” with his friend Noel (obviously as a pusher… we have to remember we’re in Brixton): maybe he’s too talkative for a western film, but as regards action and revenge… he doesn’t waste time. After the ambush when he’s hit and robbed Dennis beat the culprits up… even here, like in a good old western film, it’s just a skirmish whose function is to show that the protagonist ‘has the guts’. The real antagonist comes out later in the novel and he’s quite as tough as Dennis: it’s the black Muslim Courtney Thompson. They challenge each other again and again until their final duel from where Dennis gets out alive but not as a winner… because real life is different from the movies.
Another element in common between western and mafia movies is the secondary role of women due to men’s abuse. In westerns women are often victims of male violence and even when the hero saves a woman from a tragic situation, he rarely builds up a family with her. Instead, he leaves her to her own destiny (…that is to say to other future violence, but we’re never shown this part), In mafia movies women are often victim of domestic violence, because this is how the head of the family asserts his authority. In this sense the character who comes closer to that idea is Noel whose girlfriend, Priscilla, is continually denigrated and ill-treated by him, whereas Dennis’ attempts to assert his authority with women are more than futile. When he tries with Anne he gets an ambush and Tania is responsible of the feud between him and Courteny Thompson, while he doesn’t even try with Akeisha because he’s in love with her.
In short, it’s a code of conduct taken from the movies and applied to the world of the ghetto. The parallelism is highlighted by Dennis himself who often compares what is happening to him to scenes from famous films. Here are some examples.
-When Dennis and Noel leave for a punitive raid against the guys who robbed Dennis:
«For some reason I pictured a scene in the film For A Few Dollars More. Clint Eastwood and Lee Van Cleef were loading their guns and waiting for the moment to settle the shit with the Mexican gang. They both had this impatient look on their faces and now I felt the same. Whatever happens I want to get it over with and go home»
FIRST CLIP
-And then again:
«Shot him. Right between his eyeballs. Like how Lee Van Cleef shot that ugly man at the start of For A Few Dollars More
 SECOND CLIP
«Noel slowly walked up to him, Lee Van Cleef like. His eyes bored into Nathan’s face, never blinking.»
But when Dennis’ father is at a shotta’s funeral:
«It was like watching that scene in The Godfather when everyone as going up to Michael t the funeral of Marlon Brando.»
«What did Robert De Niro do when the local mafia don tried to sweat him for P’s in The Godfather 2? De Niro’s character took full responsibility and duppied the white-suited don»
THIRD CLIP

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09 lug 2012

Alex Wheatle: il bardo di Brixton

Cresciuto in un orfanotrofio, ha presto conosciuto la ‘vita del ghetto’ che descrive e racconta nelle sue opere. Fu arrestato durante i Brixton Riots, la rivolta dei giovani di colore contro la polizia locale. Aveva 18 anni ma era convinto che fosse necessario un segnale forte per far capire al governo che c’era un problema. Allora Brixton era quasi esclusivamente Afro-Caraibica e i giovani non avevano sbocchi, non c’erano possibilità al di fuori di povertà e ignoranza. La polizia risolveva le ‘questioni’ sbattendo i giovani in carcere e picchiandoli. Oggi le cose sono cambiate, a detta dello stesso Wheatle che in un’intervista con la BBC lo ha definito un ‘melting pot’ che sta quasi diventando ‘cool’ (e lo paragona all’upgrade di Notting Hill). Eppure solo l’anno scorso una rivolta simile ha scosso altri quartieri-ghetto di Londra, come rivela questo speciale de La Repubblica, che incorporo e consiglio vivamente di leggere perché spiega molto bene le origini di tali rivolte, ne documenta la gravità e riporta l’atteggiamento del governo di fronte a tutto ciò.
La Repubblica 10.08.11

Aggiungo anche un video in cui Wheatle stesso commenta i riots del 2011  alla luce di quelli del 1981... questo però è in inglese!



E’ un argomento di cui si è occupato anche a livello giornalistico, con un articolo sul Guardian in cui paragona i due eventi datato 09.08.2011.

Tornando alla biografia di Wheatle… Durante il periodo in carcere ha conosciuto un rastafariano da cui ha appreso l’importanza della lettura ed ha iniziato a leggere e documentarsi e, una volta uscito, si è occupato di raccontare i fatti prima attraverso canzoni e poi con i suoi romanzi (e per questo gli hanno affibbiato il soprannome shakespeariano di Brixton Bard). Andando un po’ alla ricerca di interviste su YouTube ho trovato la sua presentazione per le scuole, che ruota attorno ad un concetto che avevo intuito fosse molto importante per lui: “Reading changed my life”.




Raised in a children’s home, he soon became familiar with ‘life in the ghetto’ which he describes and tells in his works. He was arrested during the Brixton riots, black youths’ uprising against local police. He was 18 then but was convinced it was necessary to give a message to the government: there was a problem in Brixton. At the time Brixton was mainly Afro-Caribbean and young people lived a dead-end life, they didn’t have any real chance beside poverty and ignorance. The police just tossed people in jail or hit them. Things are different today, said Wheatle in an interview with BBC where he described modern-day Brixton as an almost cool ‘melting pot’ (similarly to what happened with Notting Hill). Yet a big uprising happened in the same area and in Tottenham last year, as described in a special issue of the Italian newspaper La Repubblica, which I’m embedding so that Italians can understand the importance of the revolution and the government’s attitude towards it. I’m also embedding a video in which Wheatle comments the riots and compares them to those back in 1981. He dealt with the same topic in an article for the Guardian.
Back to Wheatle’s bio… during the period in jail he met a Rastafarian sage and learnt about the importance of reading: he documented himself and read a lot and, once out of prison, he dealt with telling the events in his songs first, and then in his novels (that’s how he got his Shakespearian nickname ‘Brixton Bard’). As I was looking for interviews on YouTube I came across his personal introduction aimed at schools. I thought it was interesting because it’s centred around an important idea: “Reading changed my life”.

01 lug 2012

Simonetta Wenkert: Amore e terrorismo

Nel sito del British Council viene descritta come una scrittrice non ancora conosciuta al grande pubblico, ma in via di ‘espansione’. Vive a Londra ed ha avviato un ristorante italiano con il marito. Nel tentativo di conoscerla meglio mi avventuro in rete e capisco quasi immediatamente che l’amore per l’Italia è forte in questa scrittrice: oltre al ristorante italiano, ha tradotto in inglese due scrittori italiani (Carlo Mazzantini e Paola Jacobbi). La cosa che mi stupisce di più è che non riesco a trovare un sito ufficiale… che peccato!
The Sunlit Stage è il suo primo romanzo ed è ambientato nell’Italia degli anni ’70 e questo è il motivo principale che mi ha spinta a leggerlo. Parte dalla storia d’amore tra una donna inglese ed un terrorista italiano a Roma negli anni della Sinistra Armata, che è un periodo storico non molto sfruttato nella narrativa. Si tratta dei cosiddetti ‘anni di piombo’ caratterizzati dalla lotta armata e dal terrorismo (le organizzazione terroristiche erano diverse: Lotta Continua, Brigate Rosse, Prima Linea… molte delle quali di sinistra). Le stragi si susseguirono più o meno intensamente fino al climax del 1978, con il sequestro e l’uccisione di Aldo Moro.
 La storia tra Julia ed Ennio Caruso viene rivissuta dalla figlia Lotte, allevata dalla nonna e tenuta all’oscuro di tutto finchè Ennio, dalla prigione, chiede di rivederla prima di morire. Lotte vive il tradimento operato ai suoi danni dalle due nonne (rispettivamente la mamma di Julia e quella di Ennio), torna in Italia nei luoghi dove tutto è cominciato, rivive in parte le emozioni della madre e scopre che era profondamente innamorata dell’uomo che è suo padre.
Il lettore segue le vicende passate e quelle presenti in modi diversi: narrazione in terza persona, in prima persona, l’intervista di un giornalista ad Ennio in prigione.
Simonetta Wenkert ha reso bene l’ambientazione italiana, inserendo qua e là piccole caratteristiche di ogni luogo (Roma, la Sardegna, Genova) e spesso parole in italiano (che però ogni tanto erano sbagliate).  Essendo ambientato in Italia, il cibo ha un ruolo non marginale: formaggio, prosciutto, fichi, vino…
Per immergersi nelle atmosfere del libro
La compilation di Ennio:




On the British Council’s site Simonetta Wenkert is described as not yet known to the great public, but ‘her novels quietly assert themselves in the mind of readers’. She lives in London and runs an Italian restaurant  with her husband. I try to get more news about her surfing the net and I almost immediately under stand one thing: her love for Italy is really strong: besides owning an Italian restaurant, she has translated Italian writers’ books in English (Carlo Mazzantini’s and Paola Jacobbi’s). I find quite strange that I cannot come upon an official site… that’s a pity!
The Sunlit Stage was her first novel and is set in Italy in the 70s. That’s what drove me to read it. It all begins with a love story between an English woman and an Italian terrorist in Rome during the years of the Sinistra Armata… not much exploited in fiction. Those were the so-called ‘Years of the Lead’, marked by conflicts and terrorism (there were different kinds of groups, such as Lotta Continua, Brigate Rosse, Prima Linea… most of them from the left-wing side of the parliament). The acts of terrorism followed one another more or less intensely until the climax, reached in 1978 with the kidnapping and murder of Aldo Moro.
The love story between Julia and Ennio Caruso is lived again from their daughter, Lotte, who was raised by her grandmother and kept in the dark about the events until Ennio –in prison- asks to see his daughter before dying. Lotte feels betrayed by her grandmother and leaves London to reach the places where everything had started… Italy. She lives her mother’s emotions in part and finds out about her mother’s deep love for Ennio. The reader follows past and present events from different sources: third-person narration, first-person narration, an interview to Ennio in prison.
I think the Italian setting is well described: the author puts here and there some typical features of the places she describes -Rome, Sardinia, Genoa- and doesn’t ignore the food –cheese, prosciutto, figs, wine… She also uses Italian words here and there, even if some words were not spelled correctly.
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