27 nov 2011

Benjamin Zephaniah: We are Britain!



Sono arrivati i libri di Benjamin Zephaniah che avevo ordinato ed ho già messo mano a quelli per così dire ‘scolastici’. Sicuramente il più adatto all’uso in classe è We are Britain! nel quale vengono presentati 12 ragazzini che vivono sparsi per il Regno Unito e le cui famiglie sono immigrate. Per ciascuno di loro c’è una semplice presentazione in inglese, accompagnata dalle bellissime fotografie di Prodeepta Das e da una poesia di Benjamin ispirata dal ragazzino stesso e dalle sue abitudini. L’anteprima di Google Books può aiutare a farsi un’idea.

L’ho trovato bellissimo ed è davvero un materiale utile per gli insegnanti di lingua inglese sia delle elementari che delle medie. Innanzitutto si tratta di materiale originale: la lingua non è filtrata come spesso accade sui libri di testo di lingua inglese, nei quali si trovano quelle situazioni posticce con un inglese semplificato al punto da ostacolare l’acquisizione di reali competenze da parte degli alunni. Poi avvicina gli alunni ai coetanei di altri Paesi e alle loro abitudini in maniera naturale e intrigante. Infine non è da trascurare la rilevanza per il tema immigrazione, che è un argomento più attuale che mai: il testo offre la possibilità di essere sfruttato anche da questo punto di vista, permettendo tutta una serie di osservazioni e considerazioni che scaturirebbero da un confronto tra la situazione italiana e quella inglese (Paesi di provenienza degli immigrati, gusti e abitudini, livello di integrazione, ecc.).

Si potrebbero far lavorare i ragazzi ad una ricostruzione del testo, partendo dalle presentazioni, le foto e le poesie isolate e chiedendo loro di abbinarle. Oppure si può procedere in maniera inversa (più tradizionale), partendo dal testo e chiedendo loro di raccogliere dati e informazioni (per esempio in una tabella) per poi analizzarli e fare il punto della situazione. Questo lavoro potrebbe essere fatto anche a gruppi (ad esempio assegnando un ragazzino ad ogni gruppo) e la tabella finale potrebbe essere costituita da un cartellone che ogni gruppo dovrebbe completare con i dati a sua disposizione. Insomma le possibilità di lavoro sono infinite e tutte molto motivanti sia per gli alunni che per gli insegnanti.
Benjamin Zephaniah è un personaggio che sicuramente merita un approfondimento e sono sicura che incuriosirebbe molto i ragazzi: già dall’aspetto è molto particolare perché porta i capelli rasta molto lunghi e non è una cosa che si veda molto da queste parti. Ancora più particolari sono le sue idee riguardo a cibo e animali, che si prestano ad accesi dibattiti ed offrono lo spunto per presentare testi dai punti di vista inconsueti… come dire, utili a ‘dare una scossa’ ai loro cervelletti spesso atrofizzati. Ho già discusso di come rovescia il senso di cose che per noi sono scontate (come l’uso del latte animale) e a questo proposito ho elaborato una lezione attorno al video che avevo segnalato.

Si tratta di una poesia intitolata ‘Talking Turkey’ e che consiste in una sorta di invito a non mangiare tacchino a Natale per tutta una serie di buoni motivi animalisti, non ultimo quello di avere un tacchino per amico. Per quanto riguarda il programma di Cultura e Civiltà io trovo questo spunto eccezionale: permette di affrontare l’abitudine inglese di mangiare tacchino a Natale (e per il Ringraziamento in America) per poi stravolgere la prospettiva e considerare la cosa dal punto di vista dei tacchini. Ho quindi usato il video per sviluppare la seguente attività, che ovviamente proporrò alla mia seconda prima di Natale.


21 nov 2011

Louisa Young: Lionboy

Louisa Young scrive anche romanzi per ragazzi e lo fa in maniera molto particolare. Infatti li elabora insieme a sua figlia: la loro collaborazione è evidenziata dallo pseudonimo Zizou Corder, che deriva dal nome della loro lucertola (Zizou, appunto).
E’ stata anche criticata per questo: si è voluto interpretare il gesto come un approfittarsi della figlia, metterla di fronte ad un mondo troppo grande per lei (case editoriali, interviste…). Io credo invece che sia molto positivo canalizzare le energie di un ragazzino o di una ragazzina verso qualcosa di costruttivo e, al tempo stesso, divertente. Come dichiara l’autrice stessa, è cominciato tutto per gioco … ed è proprio così che dovrebbe essere. I racconti della buonanotte erano un atto creativo invece che un rituale passivo e così hanno inventato assieme un mondo, i suoi personaggi e le storie che li caratterizzano. Il risultato è stata la serie di libri di Lionboy, che in Inghilterra ha spopolato… e non solo, visto che è già stato tradotto in 36 lingue. Si parla di un fenomeno alla Harry Potter e sono già stati venduti i diritti per un film (pare alla Dreamworks).
Viste le premesse, che mi hanno incuriosita, ho deciso di procurarmi una copia del primo libro della serie e di leggerlo.
Devo dire che la storia è molto bella e l’ho letta tutta d’un fiato. Non posso fare a meno però di dichiarare subito la mia contrarietà per una cosa: il finale aperto. IO ODIO I FINALI APERTI!!! E’ per me una grandissima delusione seguire una vicenda per scoprire all’ultima pagina che non si è risolto niente, che se voglio sapere come procede l’avventura devo leggere, in questo caso, ancora due libri!
Mi dispiace, per qualcuno probabilmente è una sfida piacevole, non per me. Quando si tratta di serie preferisco che un libro arrivi alla fine ed il successivo proponga un diverso genere di problemi o ostacoli da superare, un ulteriore/imprevisto sviluppo della storia o di qualche personaggio, in modo da ricominciare un percorso almeno in parte nuovo.
Ecco, ora che ho manifestato la mia contrarietà per questo aspetto… posso tranquillamente discutere della storia. Mi è piaciuta molto l’idea di ambientare parte degli eventi in un circo, un luogo che trovo meraviglioso nei romanzi e nei film ma che non tollero nella vita reale. Cerco di spiegarmi meglio, non tollero l’idea che si utilizzino gli animali per fare spettacolo e, quel che è peggio, che debbano affrontare viaggi allucinanti in condizioni disumane, sballottati in ‘scatoloni mobili’ in giro per il mondo. E’ DISUMANO, ce ne vogliamo rendere conto? E poi che gusto c’è ad andare a vedere un elefante che si alza su due zampe o un domatore che ‘tiene a bada’ delle tigri drogate? Se e quando i circhi lasceranno perdere di puntare sugli animali e impareranno a ‘riciclarsi’ creando spettacoli dove sono le persone a stupire… io tornerò a fare la fila per comprare il biglietto perché adoro l’atmosfera del circo.
Tornando al circo di Lionboy, devo dire che l’idea di questa nave-circo è veramente azzeccata: il nome, Circe, rievoca avventure dal sapore antico e per questo forse intramontabili. Come la sua antesignana, questa Circe attira le persone attraverso una melodia incantevole. Anche il viaggio da Londra a Parigi è fantastico nel suo stravolgimento geografico, così come il percorso sull’Orient Express…
Il romanzo si apre con una situazione classica per un eroe bambino: la scomparsa dei genitori. Naturalmente sono le circostanze di questa scomparsa ad essere interessanti e, al tempo stesso, coinvolgenti perché i genitori del piccolo Charlie (il nostro protagonista) sono degli scienziati che hanno elaborato una formula molto importante. Ma, soprattutto, è Charlie l’invenzione più riuscita perché non è affatto un bambino come tutti gli altri: la sua specialità è quella di parlare il linguaggio dei gatti. Ora… non so se si era capito, ma io adoro i gatti. In reltà amo un po’ tutti gli animali, ma i gatti in maniera speciale. Capirete quindi che per me l’immedesimazione con questo personaggio è stata totale, immediata. La qualità del nostro Charlie, poi, si trasferisce in maniera naturale a tutti i felini. Infatti inizierà la sua avventura in compagnia di un gruppo di leoni, con tutte le difficoltà del caso (gestirne la ferocia, passare inosservati, nascondersi, proteggerli…). Bellissimo!

17 nov 2011

L'inverno si era sbagliato



Che dire… trovato… preso… letto!
Intanto devo dire che preferisco senza dubbio il titolo originale My Dear I Wanted To Tell You. Innanzitutto per il motivo per cui è stato scelto: si tratta infatti di una citazione storica della prima frase scritta sulle cartoline fornite dall’esercito ai soldati feriti durante la guerra, appena arrivavano in ospedale. Inoltre, ha senz’altro più relazione con la storia, nella quale le parole dette e soprattutto quelle non dette hanno un’importanza tale da cambiare completamente il destino delle persone. Le lettere e cartoline che i vari personaggi si scrivono durante la guerra sottolineano ulteriormente questa tematica: il rapporto tra Riley e Nadine decolla quando i due sono sinceri e si dicono tutto, mentre è fallimentare ogniqualvolta qualcosa viene taciuto. Per non parlare dell’enorme vuoto di parole che circonda l’altra coppia del romanzo, Peter e Julia. Le parole hanno dunque una loro fisicità, sottolineata meravigliosamente bene dall’autrice stessa in più punti:



Le parole caddero con un tonfo, come ciottoli nel fango.


Se ne andò, circondata dalle parole del loro litigio, come corvi sopra un nido.

La bellissima storia d’amore tra Riley e Nadine sullo sfondo della Prima Guerra Mondiale, cominciata nei giardini di Kensington e ostacolata dai genitori di lei a causa della differenza di ceto sociale, tiene col fiato sospeso fino all’ultima parola. Figlia di un direttore d’orchestra lei, figlio di un vigile del fuoco lui, appartengono a due mondi troppo diversi, secondo la moralità comune. Eppure il loro amore sarà grande, a dispetto delle convenzioni sociali, della guerra, di tutto. I giardini di Kensington sono una presenza importante: oltre ad essere testimoni del loro incontro, fanno spesso da sfondo ai loro incontri. Come ho già scritto, Louisa Young ha vissuto proprio in Bayswater Road, nella casa che era di James Matthew Barrie: ecco spiegato perché l’autrice gioca un po’ con la sua storia personale inserendo Barrie tra gli ospiti degli Waveney e facendo accadere un episodio proprio il giorno dell’inaugurazione della statua di Peter Pan a Kensington. Un altro elemento che compare spesso, anzi spessissimo e che mi ha fatta sorridere più di qualche volta è il tè. Provate a contare le tazze di tè che si susseguono nel racconto e ditemi se non vi danno la certezza di star leggendo una storia molto ‘British’.
La prima metà del libro vede l’ascesa del giovane Riley, fino al superamento di quel ‘class divide’ che li separa. La seconda metà vede Riley alle prese con una devastazione fisica, che lo mette a dura prova soprattutto psicologicamente. I dettagli della chirurgia plastica sono molto ben descritti e realistici. Infatti l’autrice ha dichiarato di essersi imbattuta nell’argomento durante le ricerche che fece mentre scriveva la biografia della nonna e di averlo trovato molto interessante. Le immagini che compaiono nel video-spot che ho segnalato precedentemente aiutano a farsi un’idea del dramma di Riley.
Attorno ai due innamorati gravitano le vicende di un gruppo di personaggi ben delineati, accattivanti, assolutamente credibili.


13 nov 2011

Louisa Young

Anche Louisa Young è un personaggio interessante. Si tratta di una scrittrice e giornalista londinese. E’ cresciuta e vive tuttora nella casa di J. M. Barrie, dove fu scritto il famosissimo Peter Pan. Che dire? Tutti i giorni si affaccia alla finestra da cui entrava Peter…
Il suo primo libro è una biografia della nonna, che era niente meno che Kathleen Scott, l’impavida moglie dell’esploratore antartico Robert Falcon Scott. Gli esempi di donne forti e intraprendenti non sono certo mancati nella sua famiglia. Altrettanto si può dire per quanto riguarda la letteratura: ai tempi della nonna quella casa era frequentata da scrittori quali George Bernard Shaw e Max Beerbohm. Furono i suoi nonni a comprare la casa da J. M. Barrie. A mio avviso è una casa magica, le cui parete sono impregnate di letteratura. E’ una casa in cui le storie scaturiscono in modo naturale e la scrittura fluisce come il pensiero. Louisa ne è consapevole ed è molto orgogliosa della sua casa.
Dalla sua postazione traballante vicino alla finestra, Louisa ha scritto una trilogia incentrata su una donna davvero particolare: ex danzatrice del ventre, ex-motociclista, madre single… certamente una figura da approfondire. Purtroppo io non vado pazza per le trilogie: amo arrivare alla fine di un libro e sapere che è finita (tranne nei rari casi in cui mi affeziono molto ad un personaggio da desiderare non mollarlo mai).
Quindi, ho deciso di cominciare l’esplorazione dall’ultimo libro che ha scritto: My Dear I Wanted to Tell You (L’inverno si era sbagliato in italiano). Sarà perché adoro le ambientazioni storico-letterarie e, ancor di più, le storie d’amore travagliate, ma questo libro mi ispira proprio. Facendo una ulteriore ricerca in rete, ho trovato un paio di video promozionali del libro molto belli. Se insegnassi ancora ai ragazzi delle superiori li userei certamente in classe. E’ un bel modo sia per riassumere le tematiche principali di un libro che per esercitare la comprensione orale (magari con una scheda-guida) e si possono usare anche come spunto di conversazione. Uno dei due promo contiene anche un’intervista a Louisa Young, che costituisce una piccola sfida di comprensione, perché l’autrice ha un lieve difetto di pronuncia sulla ‘s’ che complica un po’ le cose… ma non troppo visto che il linguaggio è comunque alla portata di un livello intermedio (se affrontato in maniera guidata). Sicuramente rende l’autrice più ‘umana’, la fa sentire più vicina, raggiungibile... e sicuramente questo aspetto umano rende più facile ricordare la persona e associarla alle sue opere.
Dunque, adesso uscirò a correrò in libreria a vedere se trovo il libro. Essendo una novità, spero di essere fortunata e riuscire a comprarlo subito.

04 nov 2011

Benjamin Zephaniah

Personaggio interessante, Benjamin Zephaniah. Innanzitutto ho scoperto che si tratta di un poeta rastafariano (per capirci… anche Bob Marley lo era) di origini giamaicane e che è stato inserito da The Times tra i 50 maggiori scrittori britannici dal dopoguerra ad oggi. Inizialmente non l’avevo preso in considerazione perché non amo i poeti contemporanei: sono più un tipo da Baudelaire, Prevert, Neruda… e ovviamente Shakespeare. Ebbene, ho deciso di superare i miei pregiudizi ed esplorare intanto la poesia di Zephaniah in base a quanto si poteva trovare online. Leggendo un po’ di biografia e un po’ di poesie mi sono fatta subito tutt’altra idea: la cosa che più mi ha colpita di lui è stato leggere che era dislessico e che per questo ha sviluppato l’avversione per la poesia imposta a scuola. Il suo maggiore impegno, infatti, pare essere quello di far arrivare la poesia a tutti, anche a coloro che non amano leggere, anche ai bambini. Questo per lui non significa banalizzarne i contenuti, ma la sua operazione consiste principalmente in una variazione nell’approccio e nel linguaggio. Quasi a voler annullare quelle barriere che deve aver sentito fortemente a scuola, il suo linguaggio è spesso sgrammaticato ma, soprattutto, non tradizionale dal punto di vista ortografico… e l’effetto alla lettura è molto divertente. Prima accennavo a ‘non banalizzare i contenuti’ della poesia: a questo proposito è necessario aggiungere che Zephaniah è molto impegnato sia per quanto riguarda gli animali sia dal punto di vista politico, essendo un anti-monarchico. Il suo impegno per la salvaguardia degli animali lo porta ad essere vegano e ad aver scritto una raccolta di poesie dal titolo ‘The Little Book of Vegan Poems’ la cui premessa è davvero divertente (in realtà non credo intenda essere divertente e con questo non vorrei sminuire l’intento originale nello scriverla… c’è però un sense-of-humour latente ‘typically British’ che mi fa sorridere… da non-vegana e non-British):


Warning!

Meat eaters may be offended by these poems

This is not an apology, simply a warning.

But if you are offended by the strong vegan views in these poems, just think of how vegan children are offended every day, not only by the sight and smells of burning bodies but also by being ridiculed because of their compassion.
Ho trovato online solo 4-5 poesie da questa raccolta ma una di queste mi ha procurato lo stesso sorriso di cui sopra: si tratta di ‘Mother Cow Speaks’ in cui, in sostanza, una mucca accusa l’uomo di rubare il latte destinato al suo piccolo e di cui ho semplicemente adorato questi versi:


I think you're just being lazy

Go and drink your own.
Rimanendo in tema ‘animalista’, ho trovato (tra la moltitudine di risultati offerti da YouTube) un video in cui lui recita una poesia sul tacchino … ovviamente in senso anti-Ringraziamento. Questo video si presta particolarmente ad essere utilizzato a scuola (come ho già accennato, insegnando alle medie spesso tendo a ‘vedere didattico’ ovvero a pensare automaticamente all’utilizzo in classe di un materiale e alle sue potenzialità didattiche). Come dicevo, questo video è stato pensato dalla Pearson per alunni di madrelingua inglese della scuola primaria e trovo che il livello linguistico (e l’eloquio abbastanza controllato rispetto alle performance abituali di Zephaniah) lo renda adatto per alunni di terza media che studiano inglese come seconda lingua (ESL). Anzi, ho proprio l’intenzione di meditare un worksheet da abbinare al video.


video

La tappa successiva della mia ricerca personale su Zephaniah è stata, ovviamente, relativa ai libri da acquistare. In italiano non ho trovato niente e quando mi capita passo immediatamente ad Amazon inglese… questo perché quando ho cominciato ad acquistare libri in lingua straniera Amazon italiano non c’era ancora e, soprattutto, perché mi dà l’impressione di avere i libri direttamente da Londra (ognuno ha le sue tare!). Cercando la bibliografia disponibile, mi sono accorta di una serie di titoli che ho l’impressione potrei sfruttare in classe ed un romanzo per ragazzi intitolato ‘Refugee Boy’. Considerando che di poesie ne ho trovate molte navigando online, ho deciso di ordinare i testi ‘ad uso didattico’ ed il romanzo… confermando con ciò la mia piccola avversione per la poesia contemporanea (eppure le sue poesie mi erano piaciute!).Ovviamente in attesa che i libri arrivino, non ho nessuna intenzione di starmene con le mani in mano. Perciò procedo a cercare il secondo autore sulla lista e passo felicemente alla lettera Y, dove trovo Louisa Young. Di nuovo… fatemi fare un po’ di ricerca.
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